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L'Ottocento va in scena a Forlì



Nell’ambito della mostra su “Romanticismo” attualmente in corso alle Gallerie d’Italia, nella sede di Piazza Scala di Milano, all’interno della mostra stessa, è stata presentata alla stampa la grande rassegna che a partire dal 9 di febbraio si terrà a Forlì nel complesso museale di San Domenico dal titolo “Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini”.

Alla presenza del coordinatore generale Gianfranco Brunelli e dei due curatori scientifici Fernando Mazzocca e Francesco Leone, Michele Coppola, Direttore Centrale Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo ha messo in rapporto questa importante iniziativa ad una sinergia tra l’impegno culturale di Banca Intesa e della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ribadendo l’importanza di un percorso segnato dall’attività del progetto cultura della stessa Banca in cui il dott. Brunelli e il prof. Mazzocca rivestono un ruolo determinante.

Facendo riferimento a questa proficua collaborazione e ringraziando il prof. Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo e promotore del progetto cultura, Gianfranco Brunelli ha introdotto la mostra illustrandone lo spirito e gli intenti in relazione alla storia e al dibattito culturale degli anni presi in considerazione che vanno dall’Unità d’Italia alla vigilia della Grande Guerra con riferimento particolare al 1911, anno in cui venne celebrato il Cinquantenario dell’Unità.

Dopo aver sottolineato la difficoltà del processo unitario ha evocato i protagonisti della cultura letteraria, tra Carducci, Pascoli, D’Annunzio e Gozzano, come una preziosa chiave di lettura del complesso travaglio ideologico e culturale di anni tormentati.

Fernando Mazzocca ha illustrato il percorso della mostra sottolineando l’impegno che assieme all’altro curatore, Francesco Leone, è stato profuso nella scelta di opere esemplari tra pittura e scultura che hanno segnato le vicende dell’arte italiana in questi anni di grandi cambiamenti in cui alla cultura e all’arte stessa è stato affidato il difficile ma anche affascinante compito di unificare il Paese. Un Paese, che ancora profondamente diviso antropologicamente, economicamente e socialmente, ha avuto modo di riconoscersi in un’arte che ne ha rappresentato il passato ed è stata anche un formidabile strumento di riflessione sul presente.

Facendo riferimento alle dieci sezioni in cui è articolata la mostra è stata sottolineata la varietà dei generi tra la pittura storica e quella di denuncia sociale, le scene della vita moderna e il ritratto, la veduta e il paesaggio, declinati nelle forme e nei linguaggi più diversi, dagli artisti che sono stati individuati come protagonisti di questi cinquant’anni di grande rinnovamento dell’arte italiana.

Le due personalità scelte come punto di riferimento per l’inizio e la fine di questa avvincente parabola sono state Hayez, il primo e l’ultimo dei romantici celebrato da Mazzini come interprete dei destini della Nazione, e Segantini che nell’ultima parte del secolo ha proiettato in una dimensione internazionale una forte volontà di rinnovamento determinata non più dal confronto con la storia ma con il motivo universale del dialogo tra l’uomo e la natura e con l’ideale della maternità.

Rispetto ad una visione manichea della seconda metà dell’Ottocento italiano che divideva i “buoni” rappresentati dagli sperimentatori macchiaioli e divisionisti e i “cattivi” identificati nei pittori storici consacrati dall’ufficialità la mostra propone una visione più innovativa e complessa in cui la forza del rinnovamento è vista sempre in stretta dialettica con la tradizione irrinunciabile per l’identità stessa dell’arte italiana.

L’esempio di Hayez rimane valido per tutto il secolo e dimostra la validità del genere storico sia per quanto riguarda i fatti del passato che quelli della storia più recente, quei fatti del Risorgimento che hanno accompagnato l’esaltante epopea della nascita della Nazione. Sarà particolarmente entusiasmante per il pubblico questo viaggio immersivo nello spazio e nel tempo tra il passato e i luoghi e i volti del presente.

Capolavori dell’arte cosiddetta ufficiale saranno posti in dialogo con le opere più sperimentali e sconcertanti proiettate nella modernità, capolavori difficilmente visibili come “La distruzione del Tempio di Gerusalemme” di Hayez, “I funerali di Britannico di Muzzioli” “Lo staffato” di Fattori, “L’Alzaia” di Signorini, “La lettura sul mare” di Corcos, “Lo specchio della vita” di Pellizza da Volpedo e “Le due madri” di Segantini.

Per i visitatori di oggi sarà particolarmente coinvolgente grazie alla presenza di opere esposte in quelle occasioni, proiettarsi nell’atmosfera delle grandi Esposizioni Nazionali che a partire da quella di Firenze del 1861 sino a quelle del 1911, tra Torino Firenze e Roma, hanno accompagnato e concluso il fascinante cammino di un’arte italiana alla ricerca dell’identità e dell’espressione di valori universali.


di Andrea Speziali
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scritto 17/01/2019 23.25.19 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
Sigep 2019. Ecco come arrivare


132 treni fermeranno alla stazione RiminiFiera di Italian Exhibition Group. Conferma per il treno Sigep fra Santarcangelo e Bellaria, con altre 30 fermate


.Cinque linee di navette collegheranno gli alberghi di Rimini e Riccione con 247 corse
131 le corse di navette che collegheranno Rimini con gli aeroporti di Bologna, Orio al Serio e Ancona.
340 le fermate per le linee bus n. 5 e n. 10

#Sigep2019 Quartiere fieristico di Rimini, 19-23 gennaio 2019
www.sigep.it


Rimini, 10 gennaio 2019 . E´ pronto e potenziato il piano dei trasporti predisposto da Italian Exhibition Group per accogliere gli operatori in visita al 40° SIGEP, provenienti da 180 Paesi. Da sabato 19 a mercoledì 23 gennaio 2019 la piattaforma di business mondiale allestita per il foodservice dolce richiamerà decine di migliaia di operatori e quindi sono state messe a punto numerose opportunità per collegare il quartiere con aeroporti, stazioni ferroviarie e alberghi.

Ogni giorno la stazione ferroviaria Rimini Fiera attenderà convogli sia da sud che da nord. Sono 20 le fermate previste da treni Frecciabianca e 112 da treni Regionali, per un totale di 132 fermate nei cinque giorni di fiera.
La stazione si affaccia sull´ingresso Sud del quartiere e la soluzione dell´arrivo in treno è adottata da almeno il 20% dei visitatori.
Dopo il successo dello scorso anno, conferma per il Treno Sigep che collegherà la stazione Rimini Fiera con quelle di Santarcangelo e Cattolica, con fermate anche a Misano, Riccione, Miramare e Rimini Centrale. Si aggiungono quindi altri 30 treni, dieci in più dello scorso anno, che fermeranno a SIGEP fra il 19 e il 23 gennaio.

Potenziate le linee di bus n.5 da Torre Pedrera e n. 10 da Miramare. Saranno 340 nelle cinque giornate i passaggi dal quartiere fieristico per le due linee.

Per lo spostamento dei visitatori dagli hotel, sono previsti transfer gratuiti con quattro linee di percorso da Rimini Nord, Rimini Centro e due da Rimini Sud, oltre ad un capolinea alla stazione di Riccione. Sono ben 247 le corse previste per arrivare al quartiere o ripartire verso gli alberghi per questo servizio organizzato ad hoc da Italian Exhibition Group.

Bus navetta sono previsti anche dagli aeroporti di Bologna e gratuiti da Ancona e Orio al Serio. Complessivamente sono previste 131 corse.

Ad attendere i visitatori che raggiungeranno Rimini in auto, gli 11.000 parcheggi del quartiere suddivisi agli ingressi Sud (2.650), Est (3.350) e Ovest (5.000).

Durante i cinque giorni di manifestazione, 2 navette collegheranno i 3 ingressi in maniera continuativa. Saranno attive, inoltre, 2 navette che collegheranno andata e ritorno l´ingresso Ovest al Parcheggio Ovest 4, posto in zona San Martino in Riparotta.

Tutte le informazioni su orari di navette, treni e autobus al link www.sigep.it/visita/info-utili/come-arrivare


FOCUS ON SIGEP 2019
Data: 19 - 23 gennaio 2019; Organizzazione: Italian Exhibition Group SpA; edizione: 40a SIGEP; periodicità: annuale; qualifica: internazionale; ingresso: riservato agli operatori professionali; orari: 9,30 . 18.00, ultimo giorno 9,30 . 15,00 (15,00 . 17,00 solo con ticket online); Group Brand manager: Flavia Morelli; Brand manager: Gabriella De Girolamo e Giorgia Maioli; info visitatori: tel.0541/744111; website: www.sigep.it - #Sigep2019


di Andrea Speziali
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scritto 13/01/2019 13.02.39 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
“Atzechi, Maya, Inca” al MIC di Faenza: dal 6 gennaio tornano le visite guidate della domenica


Tornano dal 6 dicembre le visite guidate della domenica (ore 10.30) alla mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America” in corso al MIC di Faenza fino al 28 aprile. Tornano, ma a pagamento (solo 3 euro in più oltre il prezzo del biglietto) e con prenotazione obbligatoria.

La mostra, curata da Antonio Aimi e Antonio Guarnotta, presenta circa trecento reperti (terrecotte e tessuti) della collezione del MIC di Faenza - il MIC possiede una delle più interessanti collezioni italiane d’arte precolombiana, costituita da quasi 900 reperti -  insieme ad altre opere (propulsori dorati, sculture, stele, ecc.) provenienti dai più importanti musei italiani di antropologia e da due collezioni private.

Il percorso espositivo offre una sintesi nuova e aggiornata sulle più importanti culture dell’antica America attraverso un aggiornamento sui temi più interessanti emersi dalle ricerche più recenti: la conquista dell’America vista dalla parte dei vinti, la condizione della donna, i sistemi di calcolo dell’antico Perù e l’arte precolombiana presentata come arte e non solo come archeologia.

E’ possibile ammirare reperti straordinari delle culture mesoamericane e peruviane sia per la loro eccezionalità artistica come appunto “La figura della divinità” (300-900 d.C, nella foto in allegato) di area mesoamericana della cultura di Veracruz. La statua alta circa 50 cm è una sintesi della grande considerazione con cui le donne erano tenute rispetto alle loro coetanee in Europa. E’ la raffigurazione di una donna sacra, donna dea, probabilmente morta di parto. Nella cultura di Veracruz, come anche in quella Azteca, le donne morte di parto erano venerate al pari dei guerrieri morti in battaglia.  

La mostra attraversa i rituali più importanti delle culture precolombiane e i loro stili di vita sempre connessi e regolati dalla religione e fondati essenzialmente sull’agricoltura. Ne emerge una cultura tutta altro che primitiva, anzi evoluta.

Gli Amerindi sono considerati tra i più esperti coltivatori del mondo. A loro dobbiamo infatti la domesticazione di moltissimi cibi che oggi consumiamo abitualmente come il mais, la patata, il pomodoro, la zucca, le arachidi, il fico d’India, il cacao, la vaniglia e il tabacco. Gli animali allevati erano limitati (tacchino, porcellino d’india). All’allevamento erano preferite la caccia e la pesca. La fauna era invece considerata molto importante per la religione. Gli animali ricoprivano il ruolo di intermediari fra l’uomo e gli spiriti divini.

In mostra, un reperto eccezionale: un calcolatore, la “Yupana” (1470-1532, area peruviana). Lo strumento era un abaco a base 10 e 40, materiale e immateriale, che consentiva la più grande velocità di calcolo prima delle macchine del mondo moderno.

Le visite guidate della domenica sono pagamento (3 euro oltre il prezzo del biglietto). La prenotazione è obbligatoria entro il sabato precedente. Per prenotare: 0546 697311, info@micfaenza.org

La mostra è resa possibile grazie al contributo di Regione Emilia Romagna e LA BCC imolese, ravennate e forlivese.

Con il patrocinio del Comune di Faenza.

Foto in alta definizione possono essere scaricate a questo link https://www.dropbox.com/sh/tjajasoy2vpf4s0/AAAPCHk9mSHz3gi8QpQfPGaia?dl=0

 

Scheda Tecnica

Titolo: Aztechi, Maya, Inca e le culture dell'antica America

Periodo: 11 novembre 2018 -  28 aprile 2019

A cura di: Antonio Aimi e Antonio Guarnotta

Dove: MIC - Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19, Faenza (Ra)

Apertura: Dal martedì alla domenica 10-16 e festivi 10-17.30. Chiuso i lunedì non festivi.

Ingresso: euro 10, ridotto euro 7, studenti euro 3



di Andrea Speziali
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Pino Pascali - Io cerco di fare ciò che amo fare


 



Pino Pascali - Io cerco di fare ciò che amo fare

dal 15 dicembre 2018 al 10 febbraio 2019

FRAC - CONVENTO FRANCESCANO DELLA SANTISSIMA TRINITÀ
Via Convento (84081)
+39 089828210 , +39 089828252 (fax)



Fotografie © Courtesy Sandro Bongiani Arte Contemporanea - Salerno


 
Dal 15 dicembre,  presso la Sala delle conferenze del Museo-FRaC Baronissi, è stata presentata la mostra dedicata a  Pino Pascali. Io cerco di fare ciò che amo fare, promossa in occasione del cinquantesimo anniversario della morte avvenuta nel 1968, all’età di trentatré anni non ancora compiuti. La mostra realizzata con il sostegno della Regione Campania, gode del patrocinio della Fondazione Museo Pino Pascali di Polignano a Mare e dell’Archivio Pino Pascali di Firenze.





























Mostra segnalata da Sandro Bongiani - Archivio Ophen Virtual Art di Salerno




di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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La falsità


Nella mia vita ho incontrato persone autentiche e altre false, queste ultime sono motivo di profonda delusione nei rapporti umani perchè sono talmente subdole che non si riesce ad identificarle subito per capire quanto siano cattive. Credevo che fosse la persona invidiosa quella più pericolosa e invece no, c'è il "falso" che ha due facce nella stessa medaglia, si finge amico/a, si dimostra disponibile ad aiutarti, farebbe carte false per te ecc, ma poi ad un tratto viene allo scoperto e allora a questa persona non interessa il tempo che ha vissuto con te, con i tuoi amici, con i tuoi cari , al "falso" interessa solo il suo tornaconto , il suo beneficio personale(suo primario obiettivo) tutto il resto non conta. Ebbene per queste persone che non valgono un centesimo bucato, imparate a riconoscerle, altrimenti rischiate di fare dei favori, volere bene e poi vi ritroverete ingannati. Non mi interessa del denaro speso inutilmente per chi non vale niente, ma l'ignoranza abissale che governa tale elemento capace di non avere nessun sentimento e simile ad un oggetto solo che cammina perchè privo di anima dopo le tante bugie spese inutilemnte ad ingannare sopratutto se stesso.

di GAM
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BUONE FESTE DA EXIBART.COM




AUGURI 
BUONE  FESTE
 CON
EXIBART 


2019


di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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Auguri

Tanti auguri di Buona Natale.

La redazione


di Andrea Speziali
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REALITY 80 Il “decennio degli effetti speciali”


Se Umberto Eco in piena Tangentopoli definì gli anni Ottanta come il ‘decennio degli effetti speciali’, REALITY ’80 si potrebbe immaginare come il caleidoscopio visivo dell’epoca. Analogamente al fantasmagorico strumento ottico, la mostra – che inaugura il 19 dicembre alla Galleria Gruppo Credito Valtellinese per la cura di Leo Guerra e Cristina Quadrio Curzio con la consulenza scientifica di Valentino Catricalà e Mario Piazza – si propone come l’avvicendamento in libera sovrapposizione cronologica e tematica di cultura, società, spettacolo, arti, design e grafica della ‘Milano da bere’.
Il tipo di narrazione del progetto espositivo è quello di un intreccio continuo di storie e figure riferibili al decennio 1980-1990 all’interno di una ripartizione tematica e allestitiva costruita per frammenti monumentali e reperti tratti da eventi salienti – come l’attentato a Papa Wojtyla del 1981 e il congresso del PSI all’Ansaldo dell’89, seguito alla caduta del Muro di Berlino – affiancati da oggetti ‘cult’ quali il circuito dinamico del Pac-Man nel formato Arcade tower da sala giochi e la parata eteroclita di sorprese, gadget, ‘Regalissimi’, inclusi nelle merendine della generazione dei Paninari. Il tutto allineato lungo un asse temporale compreso fra il celeberrimo manifesto dell’amaro Ramazzotti (il pulsante start nella memoria collettiva: “Questa Milano da vivere, da amare, da godere. … Questa Milano da bere”) proveniente da uno scatto di Mario De Biasi del 1986 – esposto in mostra in vintage print – e il re-make scenico-segnico di Keith Haring per il Muro di Berlino del 1986 – a rievocazione delle fasi preparatorie del celebre murale, oggi perduto, riproposto in scala ambientale su teloni da camion -.
All’interno di questa ricostruzione per frammenti lo spettatore spazia fra la piramide di Filippo Panseca, affiancata dalle Sculture Biodegradabili del decennio precedente che ne hanno preparato il terreno concettuale, procedendo attraverso una selezione di opere provenienti da quella fucina artistica che fu la Brown Boveri di Milano (con lavori di Stefano Arienti, Corrado Levi, Claudio Déstito, Pierluigi Pusole, e quelli di Cosimo Barna, Francesco Garbelli, Milo Sacchi tra i promotori di quell’iniziativa),e dalla speculare esperienza romana dell’ex Pastificio Cerere accostati dai dipinti in grande formato di Nathalie Du Pasquier, Salvo, Tino Stefanoni, sino a perdersi nel dedalo delle mappe segniche di Alessandro Mendini e Massimo Giacon, come nei soggetti pittorici sovrappopolati di Marco Cingolani. In contrapposizione a questa sezione si trova allineata in lunga parete l’imponente teoria di manifesti politici tratti dal progetto di identità visiva curato da Ettore Vitale per il Partito Socialista – primo caso di immagine coordinata elaborata per un partito politico in Italia – e da Giuliano Vittori per l’Estate Romana durante l’amministrazione di Giulio Carlo Argan e Renato Nicolini.
La doppia sequenza è affiancata da una galassia di oggetti iconici del design Milan made dalla quale spiccano: le cover di Stefano Tamburini, quelle di Giacomo (Mojetta) Spazio per ‘Stampa Alternativa’, le parodie disneyane di Massimo Mattioli con i poster di Sergio Calatroni per il ciclo ‘Afro City’, fino alle ambientazioni di Mario Convertino per ‘Mister Fantasy’ e ‘Frigidaire’. Un rilievo particolare assumono in questo contesto i nuovi pattern pervasivi degli anni ’80, dominati dall’estetica del punto, della retta, del triangolo, del piccolo segmento ripetuto, delle ‘formine vuote’ disseminate random ai margini di quasi tutti i manufatti grafici dell’epoca: dalle copertine di ‘Domus’ (diretta da Alessandro Mendini nei primissimi anni ’80) – sostenute dalle immagini new-dada elaborate da Occhiomagico – agli impaginati di Ettore Sottsass; le cover degli LP e le musicassette – poi ampiamente imitate con l’uniposca nelle compilation piratate su mixtape – disegnate da Mario Convertino; i comics magazine ‘Frigidaire’ e ‘Alter Alter’, ‘Lira di Dio’, ‘Satyricon’, ‘Tango’, ‘Zut’ e ‘Cuore’ nelle varianti successive ‘Fegato’, ‘Milza’, ‘Mamma’; le scorribande proto-punk nelle grafiche musicali di Giacomo Spazio e Massimo Giacon. Alfabeti visivi, Re-design, Design Banale, Cosmesi, Robot Sentimentale sono poi i titoli che introducono alla esuberante e vastissima produzione del progetto multidisciplinare del gruppo Alchimia verso un design neo-moderno. Nel manifesto teorico del gruppo, si legge: “Per noi vale l’ipotesi che debbano convivere metodi di ideazione e di produzione confusi, dove possano mescolarsi artigianato, industria, informatica, tecniche e materiali attuali e inattuali.” In mostra trova così cittadinanza la parata eclettica di esperimenti realizzati con materiali artigianali, di recupero, di massa, improbabili, provocatori, kitsch, spesso abbandonati allo stadio di prototipo quali: la ‘Pensione ideale’ (Franco Raggi), l’’Abito Sonoro’ con la performance ‘Persone Dipinte’ (Anna Gili), lo ‘Stilismo della moda’ (Cinzia Ruggeri) e soprattutto, ‘Il Mobile Infinito’ che nel 1981 annulla per eccesso sia le tipologie che la firma degli stessi progettisti, entrando con i Magazzini Criminali nella sperimentazione teatrale. Le attività emozionali, psichiche e antropologiche si espandono così nel Refettorio delle Stelline dall’arredo al libro alla didattica, sino alla video arte e al suono. Volti, pose, tic, inflessioni comportamentali occhieggiano infine in una galleria di 50 scatti di Maria Mulas a documentare i party scintillanti degli anni del dopo-terrorismo, che anticipano la messe di documenti, memorabilia, reperti video, giornali, libri, vignette satiriche, cataloghi d’arte e display commerciali a completamento dell’allestimento, in un crescendo cromatico bubble-gum che culmina con le divise da ‘sfitinzia’ e ‘gallodidio’ dei Paninari.
La mostra è accompagnata da un catalogo-album (22×30 cm, 164 pp., 220 ill.) edito dalla Fondazione Creval, che sarà presentato al pubblico in finissage, con testi dei curatori e saggi di Mario Piazza e Valentino Catricalà, arricchito da un’antologia di interviste ai protagonisti del decennio.

Coordinate mostra

Titolo REALITY ‘80
Il “decennio degli effetti speciali”

Sede Galleria Gruppo Credito Valtellinese
Corso Magenta n. 59 – Milano

Durata 20 dicembre 2018 – 23 febbraio 2019

Vernice per la stampa mercoledì 19 dicembre h. 12
Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Inaugurazione mercoledì 19 dicembre h. 18.30
Galleria Gruppo Credito Valtellinese

Orari e ingressi Galleria Gruppo Credito Valtellinese
da martedì a venerdì 14.00 –19.00
sabato 9.00 – 12.00
apertura straordinaria sabato 23 febbraio 10.00 – 19.00
chiuso domenica e lunedì; 25 e 26 dicembre, 1 gennaio
INGRESSO LIBERO



di Andrea Speziali
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BUONE FESTE A CHI AMA L'ARTE





BUONE  FESTE  
A CHI AMA  L'ARTE




 




di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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VIDEO SHOZO SHIMAMOTO - SPAZIO NEL TEMPO / Fondazione Shozo Shimamoto, Napoli





SHOZO SHIMAMOTO - SPAZIO NEL TEMPO

Palazzo Sant’Elia - Palermo
Mostra  del 14 giugno  6 agosto 2018  a cura di Achille Bonito Oliva
© Fondazione Shozo Shimamoto, Napoli


L’artista giapponese, considerato il "kamikaze del colore” intende la pittura come azione forte, sentimento  prepotente capace di travolgere e triturare qualsiasi precaria certezza. Le bottiglie di colore che lancia direttamente sulle tele servono a liberare i suoi tormenti, le sue paure. La sua pittura, se così vogliamo chiamarla, nasce dal gesto dell’artista che agisce a contatto con il pubblico, per definirsi e condensarsi in opera. Nei suoi interventi non è importante l’atto finale che porta alla realizzazione dell'oggetto, ma l’azione diretta, il suo svolgersi nel momento stesso che si fa colore. Ciò che conta è riuscire a materializzare l’energia  e di colpo svelarla come in un precario battito d’ali.  Per questo, Shozo Shimamoto si affida alla performance come pratica necessaria a liberare le energie accumulate dentro di sé nel momento stesso dell’accadimento e dell’azione. A volte,  l’opera viene creata anche all’aperto, a contatto con gli eventi atmosferici; il vento, la pioggia, la neve  fanno parte dell’azione dell’artista con un contributo del tutto casuale nella definizione finale dell’opera. 




Shozo Shimamoto, Hole Showa 21, 1946, acrilico su carta, 32x41 cm



Il dibattito: Shimamoto o Fontana?

Shozo Shimamoto  alcuni anni prima del 1950 aveva già realizzato una serie di opere aprendo uno squarcio  concreto sulla superficie della pittura. Anche queste opere, sono nate come  risultato di un`azione casuale.  In quel periodo, per risparmiare sui materiali, Shimamoto usava come base carta di giornali incollati, tuttavia,  un giorno per sbaglio fini`  per fare un buco su una superficie  di carta fragile. D`istinto Shimamoto  si accorse che si trattava comunque di un`espressione. E` interessante sottolineare come circa nello stesso periodo in Italia, Fontana tentava di aprire dei fori sulla tela e successivamente  i  tagli, tuttavia,  bisogna notare come i primi buchi e tagli di Fontana risalgono al 1949, come sono testimoniate dai cataloghi e  dalle mostre  svolte, mentre Shimamoto di certo ha iniziato a fare i primi buchi nel 1946, praticamente tre anni prima di Fontana. Inoltre,  occorre aggiungere che i Maestri Gutai dal 1949 erano  in Europa già molto conosciuti con le loro opere, invitati dallo scrittore e artista francese  Henri  Michaux.  Solo nel 1994, durante la mostra "l'Arte giapponese dopo il 1945: il Grido Contro il Cielo" tenutasi  al Museo Guggenheim in New York, il curatore Alexandra MONROE scopre che i "Buchi" di Shimamoto sono antecedenti ai buchi di Fontana (sulla polemica Shimamoto-Fontana cfr. il sito della Tate Gallery).  Sandro  Bongiani

Palermo è l'inizio di  un progetto sperimentale di distribuzione partecipata e alternativo . Una comunità prima di tutto, un gioco di informazione e formazione utile alla comunità stessa e alla cultura.

Video.  Durata: 5:50



di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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