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GLI ULTIMI 10 INTERVENTI IN TUTTI I BLOG
 
Betty Danon / Dichiarazione di poetica.




BETTY  DANON



 


partenza dal cerchio
archetipo magico
eterno perfetto totale assoluto
il cerchio si spezza in 
ombra-luce,
conscio-inconscio
yin e yang
si nasconde dietro alle sbarre,
perplessità di fronte 
all'enigma di fondo
cerca il quadrato  
e nei momenti di grazia
appare il mandala  
archetipo universale.

scompare il cerchio
quasi per pudore 
resta il quadrato 
più umano meno perfetto 
si spazza si dilata 
si fa struttura  
si divide in moduli e sottomoduli 
si inserisce tra le sbarre
che si trasformano si spezzano
s'incontrano in un giuoco 
di percezioni visive.

la simbologia dell'inizio
si manifesta nella costante
attrazione degli opposti 
coesistenza-equilibrio 
tra razionale e intuitivo 
definito e imponderabile 
logico e poetico 
programmato e casuale.

fine ultimo:
rarefazione dell'immagine-materia
comunicazione spirituale-cosmica.

Betty Danon 
dichiarazione di poetica 1972





 
Opere presentate alla Galleria  Tiziana Di Caro a Napoli


"Dopo  il periodo iniziale  l’attenzione sarà  essenzialmente  rivolta al rigo musicale con  lavori più concettuali  in cui l’interesse sarà spostato principalmente verso il segno che si fa suono  e anche  natura. Infine, nei primi anni '80, l’uscita volontaria dai circuiti ufficiali  dell'arte, decidendo di lavorare volutamente nell'ombra e condividendo il lavoro con artisti di tutto il mondo attraverso la Mail Art,  la poesia visiva, la performance e  il libro d’artista.  Insomma, arte e vita che s’intrecciano all'unisono, come opportunità di oltrepassare i confini di una usuale concezione, in un percorso creativo davvero ammirevole e ininterrotto  per oltre 33 anni, dal 1969 sino al 2002, diffondendo la sua poetica e il suo pensiero della vita e dell’arte in modo globale".   Sandro  Bongiani
visit.  http://www.exibart.com/notizia.asp?IDNotizia=55502&IDCategoria=1  



Artista concettuale e poeta visiva, Betty Danon arriva da Istanbul a Milano nel 1956. La sua produzione artistica inizia nel 1969 con lavori ispirati alla simbologia Junghiana e prosegue con un profondo interesse nei confronti del suono come origine di tutte le cose. In particolare la sua ricerca sarà rivolta al rapporto tra suono e segno e all’utilizzo del rigo musicale; una presenza costante, dagli anni ’70 in poi, in tutta la sua opera.
Apprezzata dai più prestigiosi musei internazionali, Betty Danon ha partecipato alle edizioni della Biennale di Venezia del 1978 e del 1980. Suoi lavori sono presenti nelle collezioni del MOMA di New York e del MART di Trento e Rovereto dove è anche conservato il suo archivio.




BIOGRAFIA
Betty Danon nasce a Istanbul nel 1927 e si trasferisce a Milano nel 1956. Ha lavorato con il suono e con il segno a partire dalla simbologia junghiana, riducendo cerchio e quadrato a due elementi primari - punto e linea - che si svilupperanno nei lavori futuri.
Ha esposto in Italia e all'estero in numerose mostre personali e collettive, tra le quali vanno ricordate le mostre speciali presentate nelle due edizioni Biennale di Venezia del 1978 e del 1980. Il suo lavoro è documentato su numerose riviste d'arte contemporanea ed è presente in molti archivi d'arte internazionali.
Uscita volontariamente, negli anni '80, dai circuiti convenzionali dell'arte, ha dato negli anni successivi il meglio di sé, condividendo il suo lavoro con artisti di tutto il mondo attraverso la mail art e diffondendo lo spirito creativo del suo pensiero in preziosi atelier di "iniziazione alla creatività", per un pubblico sia professionista che amatoriale.
L'utilizzo del computer, alla fine degli anni '80, le ha permesso di dar vita ai suoi più luminosi colpi d'ala nel campo della poesia visuale, con la creazione di numerosi libri, alcuni dei quali pubblicati in tiratura limitata, altri in pezzi unici.
I suoi lavori sono oggi al MART di Trento e Rovereto, dove è custodito anche il suo archivio , presso The Museum of Modern Art di New York, nel dipartimento di Rare Books della Ohio State University, negli archivi Sackner, e in musei e biblioteche di più di 25 nazioni di tutto il mondo.



di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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MILANO / PERSONALE DI CARLO RAMOUS




LE  SCRITTURE  URBANE  DI CARLO  RAMOUS

Milano - dal 20 al 30 novembre 2017





Dopo il successo della mostra tenutasi alla Triennale di Milano, con più di 12.500 visitatori in poco più di due mesi, il pubblico potrà nuovamente ammirare e toccare con mano le opere dello scultore e pittore meneghino Carlo Ramous (Milano, 2 giugno 1926 – 16 novembre 2003). Un protagonista del secondo Novecento che, grazie all’assidua collaborazione con ingegneri e architetti, ha saputo reinventare la scultura in rapporto agli edifici e ha trovato nello spazio urbano il luogo ideale per le sue opere monumentali. Alcune di queste affascinanti sculture si trovano oggi lungo le strade cittadine e nei luoghi di aggregazione più importanti di Milano: il Giardino della Triennale, il Parco dell’arte dell’Idroscalo, il Giardino Carlo Ramous (fermata M5 San Siro - Ippodromo), Piazza Miani, Piazza della Conciliazione e Piazzale Segrino.



 

Dal 20 al 30 novembre 2017, dalle ore 18.00 alle ore 20.00 (sabato e domenica dalle ore 15.00 alle ore 18.00), in Via Tiziano 11 a Milano (fermata M1 Buonarroti) vi sarà l’apertura straordinaria dello Spazio Ramous, per scoprire e imparare a conoscere tutte le sculture che sono diventate dei punti di riferimento e dei segni culturali dell’identità urbana.  (Sandro Bongiani Arte Contemporanea).



   
         



         SPAZIO  RAMOUS 
         Via Tiziano 11 (20145) – Milano.      
         vernissage: 20 novembre 2017  ore 18.00.       
         email: anteapress@gmail.com  


di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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RUGGERO MAGGI / Non Solo Libri, Galleria di Arti Visive - Gallarate



16 - 17 NOVEMBRE 2017
presso la GALLERIA DI ARTI VISIVE DELL’UNIVERSITA’ DEL MELO


CONCLUSASI LA MOSTRA
NON SOLO LIBRI”
CON LA PRESENZA DI RUGGERO MAGGI



Dopo l’inaugurazione all’interno del festival DUEMILALIBRI, termina il 17 novembre 2017, presso la Galleria di Arti Visive dell’Università del Melo, la mostra di Ruggero Maggi Non solo libri che ha inaugurato il nuovo progetto Officina Open, naturale proseguimento di Officina Contemporanea la rete culturale urbana promossa da Fondazione Cariplo nel 2013 con la partecipazione di undici importanti enti e associazioni culturali cittadine.
Officina Open nasce dalla collaborazione tra l’Università del Melo, luogo ospitante delle rassegne espositive, il Museo Maga e l’Assessorato alla Cultura del Comune di Gallarate.

I giorni 16 e 17 novembre negli orari di apertura al pubblico (dalle 16 alle 19 circa) è stato presentato in galleria l'autore delle opere esposte, Ruggero Maggi. L’artista, da sempre abituato a inventare nuovi modi di fare arte, presenta una selezione di libri d’artista dove “ … il libro viene pensato e realizzato come oggetto artistico autonomo, creato per esplorare inediti territori di ricerca, per aprire finestre al di là delle quali si aprono infiniti nuovi mondi. Maggi come artista ha da sempre privilegiato la progettazione e realizzazione del libro come pratica artistica innovativa, lontana dai rigori di opere di grandi dimensioni e capace di innescare una sorta di cortocircuito tra la parola, l’immagine, il supporto, il formato e l’interazione con lo spettatore chiamato a cambiare il suo approccio con il libro e con l’opera d’arte ….” spiega Emma Zanella, curatrice della mostra, nel suo testo critico.


         
    

Ruggero Maggi


Artista e curatore. Dal 1973 si occupa di poesia visiva; dal 1975 di copy art, libri d’artista, arte postale; dal 1976 di laser art, dal 1979 di olografia, dal 1985 di arte caotica sia come artista - con opere ed installazioni incentrate sullo studio del caos, dell’entropia e dei sistemi frattali - sia come curatore di eventi.

Tra le installazioni olografiche: “Una foresta di pietre” (Media Art Festival - Osnabrück 1988) e “Un semplice punto esclamativo” (Mostra internazionale d’Arte Olografica alla Rocca Paolina di Perugia – 1992); tra le installazioni di laser art: “Morte caotica” e “Una lunga linea silenziosa” (1993), “Il grande libro della vita” e “Il peccatore casuale” (1994), “La nascita delle idee” al Museo d’Arte di San Paolo (BR). Suoi lavori sono esposti al Museo di Storia Cinese di Pechino ed alla GAM di Gallarate. Ha inoltre partecipato alla 49./52./54. Biennale di Venezia ed alla 16. Biennale d’arte contemporanea di San Paolo nel 1980.

Nel 2006 realizza “Underwood” installazione site-specific per la Galleria d’Arte Moderna di Gallarate. Nel 2007 presenta come curatore il progetto dedicato a Pierre Restany “Camera 312 – promemoria per Pierre” alla 52. Biennale di Venezia.

Dal 2011 con cadenza biennale (2013/2015/2017) presenta a Venezia con il Patrocinio del Comune di Venezia Padiglione Tibet, progetto esposto successivamente alla Biennale di Venezia, al Museo Diotti di Casalmaggiore (CR) e presso la Biblioteca Laudense di Lodi. Nel 2014 PadiglioneTibet partecipa alla Bienal del Fin del Mundo in Argentina e nel 2016 è presentato al Castello Visconteo di Pavia.




di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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Tiepolo segreto


Il Teatro Olimpico di Tiepolo: per la prima volta svelati al pubblico sette capolavori di Giandomenico Tiepolo “palladianista”.

Sette straordinari affreschi di Giandomenico Tiepolo (1727-1804) da oltre cinquant’anni anni erano conservati nelle residenze dei proprietari che coraggiosamente li salvarono dalle distruzioni belliche. Oggi gli eredi, convinti dell’opportunità di un godimento pubblico di tali capolavori, li hanno destinati al Palladio Museum. Ad essi viene dedicata una mostra, realizzata grazie alle competenze e alla collaborazione della Soprintendenza di Verona diretta da Fabrizio Magani, che la cura insieme al direttore del Palladio Museum, Guido Beltramini.

In questa vicenda s’intrecciano più storie. Quella della straordinaria arte dei Tiepolo, in grado di trasformare dalla radice la tradizione frescante veneta. Quella della difesa del patrimonio artistico negli anni cupi della seconda guerra mondiale. Ma esiste una terza storia che lega in modo indissolubile gli affreschi di Palazzo Valmarana Franco agli studi palladiani: essi infatti sono realizzati due decenni dopo la straordinaria decorazione di Villa Valmarana ai Nani, per il figlio del committente, Gaetano Valmarana. Nella dimora suburbana a poca distanza dalla Rotonda palladiana, per il padre Giustino Valmarana, i Tiepolo celebrano la naturalezza di una vita “moralizzata” in campagna. Vent’anni dopo, in città, a poca distanza dal Teatro Olimpico, il registro è completamente diverso: Tiepolo concepisce per il figlio una riedizione in pittura della magnificente scena del teatro all’antica di Palladio adottando non più il registro lieve e scherzoso della vita agreste ma il linguaggio aulico, monocromo ma nondimeno guizzante, della vicina architettura palladiana.
“Siamo orgogliosi di poter contribuire alla cultura della nostra città – dichiarano Camillo e Giovanni Franco, proprietari degli affreschi – con una parte della storia della nostra famiglia”. Fu fra l’altro Fausto Franco, zio dei generosi proprietari e Soprintendente ai Monumenti, a seguire il salvataggio degli affreschi di famiglia nel 1945. Dieci anni dopo lo stesso Franco, insieme – fra gli altri – a Rodolfo Pallucchini, Anthony Blunt, Rudolf Wittkower e André Chastel, fu fra i tredici fondatori del primo Consiglio scientifico del Centro palladiano, coordinato da Renato Cevese.

“Si tratta di una iniziativa lodevole e assai opportuna – dichiara Fabrizio Magani – in considerazione delle effettive distruzioni che gli affreschi di Tiepolo hanno subito a Vicenza durante la guerra. È importante quindi che oggi divenga fruibile al pubblico una parte importantissima del Tiepolo sopravvissuto”.

Le opere saranno allestite nella Sala delle Arti al piano nobile di palazzo Barbarano, in continuità con le sale espositive del Palladio Museum. “In questo modo – dichiara Howard Burns, presidente del Consiglio scientifico del Centro palladiano – il museo ribadisce la propria natura di autentico ‘museo della città’, luogo dello studio ma anche della conservazione dei reperti della memoria urbana nei suoi aspetti più significativi”.



di Andrea Speziali
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scritto 18/11/2017 20.40.37 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
RIVOLUZIONE GALILEO. L’arte incontra la scienza

La mostra ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica

La mostra ha ricevuto la medaglia del Presidente della Repubblica

Dopo Galileo nulla fu come prima. E non solo nella ricerca astronomica e nelle scienze, ma anche nell’arte. Con lui, il cielo passa dagli astrologi agli astronomi.
La mostra (Padova, Palazzo del Monte di Pietà, dal 18 novembre 2017 al 18 marzo 2018), concepita da Giovanni C.F. Villa per la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo racconta, per la prima volta, la figura complessiva e il ruolo di uno dei massimi protagonisti del mito italiano ed europeo. In un’esposizione dai caratteri del tutto originali, dove capolavori assoluti dell’arte occidentale in dialogo con testimonianze e reperti diversi, consentono di scoprire un personaggio da tutti sentito nominare ma da pochi realmente conosciuto.
Dalla mostra emerge l’uomo Galileo nelle molteplici sfaccettature: dallo scienziato padre del metodo sperimentale al letterato esaltato da Foscolo e Leopardi, Pirandello e Ungaretti, De Sanctis e Calvino. Dal Galileo virtuoso musicista ed esecutore al Galileo artista, tratteggiato da Erwin Panofsky quale uno dei maggiori critici d’arte del Seicento; dal Galileo imprenditore – non solo il cannocchiale ma anche il microscopio o il compasso – al Galileo della quotidianità. Poiché l’uomo, eccezionale per potenza d’intuizione e genio scientifico, lo era anche nei piccoli vizi e debolezze, quali gli studi di viticoltura e la passione per il vino dei Colli Euganei – rifiutando la “vil moneta” baratta i suoi strumenti di precisione con vino “del migliore” – o la produzione e vendita di pillole medicinali.
Per documentare “Rivoluzione Galileo” Giovanni C.F. Villa riunisce in Palazzo del Monte di Pietà a Padova un numero impressionante di opere d’arte, a partire dagli splendidi acquerelli e schizzi dello stesso Galileo, che mostrano la sua altissima qualità di disegnatore. Lo scienziato era del resto un attento osservatore dell’arte, come confermano i commenti salaci su delle tarsie lignee – “prive di morbidezza e fatte di legnetti” – ma anche su Arcimboldo, autore di “capricci che hanno una confusa ed inordinata mescolanza di linee e colori”. L’influenza delle conquiste galileiane e della scienza moderna sulla cultura artistica è evidente già nel primo Seicento: con la minuziosa resa della natura, come testimoniano le straordinarie opere dei Brueghel e di Govaerts, ma anche in una pittura che recepisce immediatamente la prorompente portata delle ‘macchine’ di Galileo.
Nel 1610 Galileo pubblica il Sidereus Nuncius, e un effetto immediato si può scorgere nella celebre Fuga in Egitto di Adam Elsheimer, prima raffigurazione della Via Lattea. E poi in una sequenza di artisti capaci di raffigurare la luna così come vista con il cannocchiale, tanto che una notevole sezione di mostra racconta proprio la scoperta della luna da Galileo fino ai giorni nostri. Anche il genere della natura morta sviluppa nuove formule compositive: i simboli della vanitas lasciano il posto ad una raffigurazione documentaristica legata allo sviluppo delle scienze naturali. E poi un racconto iconografico per capolavori, tra le quali spicca il dipinto del Guercino dedicato al mito di Endimione, con una delle prime raffigurazioni del cannocchiale perfezionato dallo scienziato
pisano. Tra gli anni Venti e Trenta del secolo prende vita una vera e propria “bottega” galileiana, ovvero una generazione di artisti (Artemisia Gentileschi, l’Empoli, Stefano Della Bella, ecc.) in grado di condividere le suggestioni offerte dalla lezione dello scienziato. Come le Osservazioni astronomiche di Donato Creti ora in Pinacoteca Vaticana: straordinarie tele raffiguranti stelle e pianeti ritratti in modo da mostrare l’aspetto che presentano al telescopio, evocando le scoperte galileiane.
Giovanni C.F. Villa porta i visitatori anche dentro alla “costruzione” del mito galileiano in epoca ottocentesca. Si era nel 1841 quando il Granduca Leopoldo II di Lorena costruiva, in Palazzo Torrigiani, la Tribuna di Galileo, straordinario ambiente immaginato quale sintesi iconografica della scienza sperimentale, da Leonardo a Galileo. Dopo il centrale episodio fiorentino di Santa Croce, eternato da Ugo Foscolo, l’Ottocento diviene il secolo dei monumenti dedicati a Galileo. Ecco allora Pisa, Roma, la Loggia degli Uffizi a Firenze per giungere alla trentaseiesima statua dei grandi padovani in Prato della Valle. A sancire il mito di Galileo accanto a quello di Dante, lo scienziato-umanista capace di una rivoluzione epocale per l’umanità ampiamente riverberata nell’arte.
La mostra sviluppa un’ampia sezione d’arte contemporanea che da Previati, Pelizza da Volpedo e Balla giunge fino ad Anish Kapoor, presente in mostra con l’opera di apertura.
Così sette secoli di arte occidentale, intrecciandosi con la scienza, la tecnologia e l’agiografia galileiana, restituiscono compiutamente la parabola umana di Galileo celebrato in una Padova che lo vide protagonista per 18 anni. Ricordati dallo scienziato come i più felici per la libertà concessagli dallo Studio patavino, allora ai vertici della cultura europea. Ed è la stessa Università agli Studi di Padova che, come ha annunciato il suo Rettore, prof. Rosario Rizzuto, ha deciso di affiancare alla Mostra un programma di iniziative, incontri, approfondimenti sulla figura di colui che è stato uno dei suoi più illustri docenti e Maestri.



di Andrea Speziali
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scritto 18/11/2017 20.38.53 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
I nove Sacri Monti prealpini


Nell’ambito del progetto finanziato da Regione Lombardia “Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia: una mostra fotografica per la valorizzazione e come strumento per un nuovo progetto di comunicazione”, ha preso il via a Milano dalla sede di Regione Lombardia (Spazio espositivo, via Galvani 27), l’esposizione fotografica itinerante “Lo Sguardo sui Sacri Monti: I nove Sacri Monti prealpini. Fotografie di Marco Beck Peccoz”.

La mostra, nata da un progetto di Fondazione Paolo VI per il Sacro Monte di Varese e Parrocchia di Santa Maria del Monte in Varese e realizzata grazie al sostegno di Regione Lombardia e alla collaborazione di Regione Piemonte, si presenta come un’esposizione fotografica composta da 57 pannelli sui quali le immagini fotografiche unite a brevi presentazioni storico-artistiche raccontano i nove Sacri Monti prealpini.
L’iniziativa è la naturale prosecuzione del progetto editoriale già avviato dall’Ente di Gestione dei Sacri Monti del Piemonte per la realizzazione di un volume fotografico di qualità, con funzione divulgativa, curato da Silvana editoriale e composto da scatti dello stesso autore.
Marco Beck Peccoz, (Torino, 1968), vive a Milano e dal 1991 lavora come fotografo free-lance per gruppi editoriali italiani ed esteri (come Gruppo L’Espresso, RCS Periodi, Mondadori, Edizioni Conde’nast, La Stampa, Le Monde, Fairchild Publication e molti altri), facendo reportage di viaggio, ritratti, fotografie, d’architettura, vita quotidiana, avvenimenti sportivi, culturali, musicali e pubblicità. Ha pubblicato anche vari libri sul territorio italiano e ritrae “on location” manager di importanti imprese italiane.
Le immagini fotografiche che Peccoz propone in questa mostra sono scorci architettonici e vedute paesaggistiche suggestive che vogliono raccontare in maniera semplice, senza pretese scientifico-documentaristiche, ciò che ha reso i nove Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia sito seriale UNESCO.
Le foto, dedicate a tutti e nove i Sacri Monti, sono coinvolgenti e vogliono suscitare il lato più emotivo dei visitatori, portandoli ad innamorarsi del loro Patrimonio culturale.
Questi luoghi – carichi di storia, arte e spiritualità – attraverso la bellezza e la gradevolezza delle architetture, delle cappelle e dei loro manufatti artistici (affreschi e statue), si integrano perfettamente anche nel contesto naturalistico e paesaggistico di colline, boschi e laghi che fanno loro da cornice.
La scelta di una mostra itinerante, è dettata dall’intrinseca finalità comunicativa e di valorizzazione del progetto stesso: gli spazi espositivi selezionati sono catalizzatori di interesse e collocati al di fuori dei contesti territoriali degli stessi Sacri Monti, affinché il patrimonio culturale possa essere comunicato in modo più diffuso ed attirare nuovi pubblici.
Le prime due sedi ad ospitare la mostra sono lo spazio espositivo di Palazzo Lombardia (ingresso N2 – via Galvani 27), dove la mostra rimarrà aperta con ingresso libero e gratuito sino al 5 gennaio 2018.
E, da domenica 3 dicembre, una seconda edizione sarà visitabile nella prestigiosa sede di Villa Monastero, a Varenna, meraviglia paesaggistica ed architettonico sulle sponde del lago di Como.
La mobilità della mostra nel tempo e nello spazio consente una più ampia divulgazione dei contenuti artisti e paesaggistici di tutti i Sacri Monti su tutto il territorio del Nord Italia sia nella loro unitarietà di sito UNESCO sia nella loro individualità e specificità di bene artistico e paesaggistico legato al territorio locale.

I Sacri Monti
Un’altura percorsa da un sentiero ritmato da cappelle: è questo semplice – eppure ricchissimo – scenario, che il visitatore incontrerà raggiungendo uno dei nove Sacri Monti dell’arco alpino, fra Piemonte (Belmonte, Crea, Domodossola, Ghiffa, Oropa, Orta e Varallo) e Lombardia (Ossuccio e Varese), dal 2003 annoverati dall’UNESCO nel Patrimonio dell’Umanità.
Partendo dal fondamentale modello del Sacro Monte di Varallo, la cui genesi risale alla fine del XV secolo, questa tipologia architettonica ha avuto ampia diffusione fra Seicento e Settecento con diverse sfumature, mantenendo tuttavia inalterato il proprio scopo: permettere cioè ai pellegrini di accostarsi ai Misteri della fede cattolica e di visitare, seppur riproposti all’interno di scrigni architettonici con statue e ambientazioni plastiche e dipinte, i luoghi della vita di Cristo, di Maria e dei santi. Uno sforzo corale, sostenuto dal denaro di nobili e di semplici, a cui concorsero le arti di frescanti, scenografi, architetti e plasticatori, con l’intento di dare corpo e materia alla storia sacra.
Nel periodo della Controriforma, con l’incessante sostegno di San Carlo Borromeo, i Sacri Monti trovarono nuova linfa, ergendosi a baluardo dell’ortodossia contro l’avanzata dei princìpi protestanti. Salire oggi lungo questi percorsi sacri significa intraprendere un cammino di arte, devozione e storia, immerso in contesti naturali di straordinaria bellezza.
Questi luoghi – carichi di storia, arte e spiritualità – attraverso la bellezza e la gradevolezza delle architetture, delle cappelle e dei loro manufatti artistici (affreschi e statue), si integrano perfettamente anche nel contesto naturalistico e paesaggistico di colline, boschi e laghi che fanno loro da cornice.

Per informazioni e richiesta di immagini:
328 8377206 – 366 4774873 –
info@sacromontedivarese.it – www.sacromontedivarese.it



di Andrea Speziali
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scritto 18/11/2017 20.34.56 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
Ecco il LEONARDO DA VINCI da 450 milioni

Leonardo Da Vinci

(ANSA) - NEW YORK, 16 NOV - Con quei 450,3 milioni di dollari si sarebbero potuti acquistare 450 mila iPhone X. Una somma poco più alta del Pil di Tonga (439 milioni) e dei 422 milioni pagati dal Whitney per costruire la sua nuova sede sulla High Line. Un anonimo ma determinato compratore ha sconfitto tre agguerriti rivali in 19 minuti di corsa al rialzo che ha fatto diventare il Salvator Mundi di Leonardo offerto da Christie's l'opera d'arte più costosa della storia. Il quadro raffigurante Gesù salvatore del mondo sarebbe stato stato dipinto in Francia intorno al 1500 per un committente della casa reale. La casa d'aste l'ha definito "l'ultimo Leonardo", intendendo così l'ultimo quadro del maestro della Gioconda ancora di proprietà di un privato. Una campagna di marketing in stile "Da Vinci Code" aveva preceduto la vendita, ma anche polemiche e grane legali. Oggi sul New York Times il critico del giornale Jason Farago ha storto il naso definendo il quadro "un diligente ma non particolarmente notevole dipinto religioso della Lombardia di metà del Cinquecento passato attraverso un torchio di restauri". Secondo Todd Levin, consulente d'arte newyorchese, ieri da Christie's si è consumato "un epico trionfo del branding e del desiderio sul parere dei conoscitori e sulla realtà". Il Salvator Mundi ha una storia complicata: ritrovato ai primi del 2000 e attribuito a discepoli di Leonardo, nel 2005 fu comprato da un consorzio di galleristi per meno di 10.000 dollari e per loro conto restaurato e autenticato come Leonardo. Il debutto nel 2011 alla mostra leonardesca della National Gallery di Londra aveva consolidato la fama. A Christie's il quadro era stato consegnato dal 50enne miliardario russo Dmitry Rybolovlev (il proprietario del Monaco Football Club), che a sua volta lo aveva comprato nel 2013 dal commerciante d'arte francese Yves Bouvier per 127 milioni di dollari. Bouvier aveva pagato il quadro circa 50 milioni di dollari solo qualche mese prima: quando era emersa la notizia, Rybolovlev aveva fiutato una truffa e avviato azione legale. Christie's ha venduto il Leonardo come il lotto n.9 di una vendita di arte moderna e contemporanea: destinata cioè a clienti abituati a sborsare decine di milioni di dollari per un segmento di mercato considerato più vitale dei quello degli "Old Masters". La scommessa ha pagato. Ieri, sotto il martello del battitore, Leonardo ha polverizzato i 60 milioni pagati per "60 Ultime Cene" di Andy Warhol. "E' un momento storico", ha detto il battitore Jussi Pylkkanen quando il Salvator Mundi ha superato il giro di boa dei 300 milioni e uno dei compratori ha proceduto al rialzo a colpi di 30 e poi 20 milioni per sbaragliare gli avversari. Nel salone gremito di vip (tra gli altri il gallerista Larry Gagosian, il collezionista cinese Budi Tek, la moglie di Roman Abramovich, Dasha Zhukova, l'artista Gerhard Richter), l'offerta vincente è arrivata per bocca di Alex Rutter, capo del dipartimento arte contemporanea di Christie's: "E' stato il momento più emozionante della mia carriera", ha dichiarato dopo lo storico colpo di martello finale. (ANSA).

di Andrea Speziali
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scritto 18/11/2017 20.33.20 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
Andy Warhol Superstar!


Dall'11 novembre, e fino al 1° maggio 2018 , a Ca’ Carraresi a Treviso si svolgerà un evento internazionale dedicato Andy Warhol, grande esponente della Pop Art internazionale.

Sotto la direzione artistica di Rosy Fuga De Rosa e l’organizzazione di Francesco Caprioli, “Andy Warhol Superstar!” è la mostra con più di 40 opere del maestro - provenienti tutte da collezioni private - che si terrà presso la sede storica della Fondazione Cassamarca di Casa Carraresi, e che si inserisce nel florido percorso di eventi che in questi ultimi anni hanno omaggiato il genio della Pop Art. 


Un cammino che punta ai ritratti delle stars ma anche dei parvenu della celebrità, è curato con sapienza e amore per l’artista e per l’arte in generale e tutta questa energia viene trasmessa alle persone che percorrono il tragitto mostra. Le opere esposte, capolavori di tecnica e di conoscenza del “mestiere”, sono la dimostrazione tangibile della genialità e lungimiranza del maestro della Pop Art. Un accompagnamento verso e oltre la Factory, che rende il pubblico protagonista, grazie alla focalizzazione del concetto e del fenomeno irripetibile delle Superstars del tempo, tra le quali spiccano vari ritratti fortemente evocativi, come quello della grande Regina Schrecker, lady Universo, top model, ed ora stilista.multimediali, invitando il visitatore a entrare nel clima della New York degli anni '60 e '70. 

Si va dalla ricerca frenetica dell'icona Pop, all'atmosfera informale della Factory fino al glamour dello Studio 54, con le personalità che hanno reso mitico quel periodo artisticamente rivoluzionario. Grazie alla presenza di uno spazio sperimentale il visitatore potrà inoltre interagire in tempo reale con la New York di Andy Warhol, trasformandosi lui stesso in opera d’arte e sperimentando direttamente i suoi “15 minuti di celebrità”. 

L'evento si preannuncia come unico anche per la spontaneità con cui è stata concepita, preparata e realizzata dalla curatrice della mostra Rosy Fuga De Rosa. Ogni sezione promette di essere una scoperta e ogni angolo è una gioia per gli occhi e lo spirito. 


Andy Warhol Superstar!

11 novembre 2017 – 1 maggio 2018 
Casa dei Carraresi – Via Palestro 33 / 38 Treviso 

warhol


di incircolarte
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scritto 04/11/2017 15.28.00 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
LAURA MARMAI / IL MARE INTORNO A NOI




PERSONALE  DI  LAURA  MARMAI


“IL  MARE INTORNO A NOI”
Presentazione di  Nello Ferrigno


Vernissage 3 novembre 2017, ore 18.00
FAI – Via Portacatena, 50  SALERNO


Dal 3 novembre al 30 novembre 2017
Aperti ogni mercoledì e venerdì dalle 18.00 alle 20.00

Viene presentata presso la sede FAI di Salerno la mostra personale di Laura Marmai con una ventina di importanti lavori in ceramica dal titolo: “il mare intorno a noi”, in cui  l’attenzione dell’artista si concentra sul tema del mare mediterraneo diffusore di contatti, bellezza e  amore. 

Scrive Nello Ferrigno in catalogo: “Laura Marmai, friulana, è riuscita a portare nel suo fare ceramica la determinatezza tipica della sua gente, è riuscita a mutare il suo essere  “nordica” con la solarità ed i colori della realtà mediterranea in cui vive da anni: le sue opere, infatti, hanno insite – da una parte - la tradizione vietrese e – dall’altra - il rigore della sua terra”, aggiungendo, “Il suo fare ceramica è un piacere che traspare dai suoi manufatti e che si riflette negli occhi di chi li guarda”.  Infatti, “Laura è dotata di abilità pittoriche e di inventiva plastica, per cui la si può definire un’artista erede di antichi saperi della nostra tradizione ceramica”.  



 



La mostra sarà visitabile a Salerno 
per tutto il mese di novembre 2017



di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
visita il blog ARCHIVE OPHEN VIRTUAL ART

 
KANALIDARTE / Enrico Tommaso De Paris



 

VIEW CONFERENCE
Torino
23__ 27 ottobre 2017




Enrico T. De Paris with the support of Kanalidarte art gallery present Synapse.

At its 18th edition VIEW Conference is the premiere international event in Italy on Computer Graphics, Interactive Techniques, Digital Cinema, 2D/3D Animation, VR and AR, Gaming and VFX



SYNAPSE

virtual experience di ENRICO TOMMASO DE PARIS 2017

DA QUESTA ESPERIENZA-OPERA POTRESTE NON USCIRNE PIU'…





BASATO SU UN'IDEA ORIGINALE DELL'ARTISTA E. T. DE PARIS, SYNAPSE È UN’OPERA DI REALTÀ  VIRTUALE DI DURATA VARIABILE; UN PROGETTO CHE CONFONDE IL CONFINE TRA OPERA E SPETTATORE, PERMETTENDO AI FRUITORI DI CAMMINARE IN VASTI SPAZI E VIVERE FISICAMENTE UN PERCORSO,  UTILIZZANDO LE PIU' RECENTI E INNOVATIVE TECNOLOGIE DI REALTA' VIRTUALE, PER CREARE  UN GRANDE SPAZIO MULTI-NARRATIVO E SENSORIALE, DOVE SI CONFONDONO L’ESSERE E IL SENTIRE  E IL VEDERE. ECCO UNA VERA ESPERIENZA A 360°.


SYNAPSE-VIRTUAL-REALITY-ART È REALIZZATA IN COLLABORAZIONE CON VITRUVIO VIRTUAL MUSEUM. 

L’ARTISTA, RAPPRESENTATO DALLA GALLERIA KANALIDARTE_ITALY, E GLI SVILUPPATORI 
DI VITRUVIO HANNO SINERGICAMENTE LAVORATO PER CREARE UNA STUPEFACENTE OPERA DI NEW MEDIA 
PER IL VISORE-SAMSUNG GEAR VR. 





Artist:
ENRICO TOMMASO DE PARIS
corso regina margherita, 65
10124 torino

Gallery:
KANALIDARTE
via alberto mario, 55
25121 brescia
+39 030 5311196
+39 333 3471301

Software developer:
VITRUVIO VIRTUAL MUSEUM
piazzale allende, 2
40064 ozzano dell’emilia (BO)
ubaldo righi
ur@vitruviovirtualmuseum.com


di Giovanni Bonanno & Sandro Bongiani
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