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IL NOTIZIARIO DI ANDREA SPEZIALI
www.andreaspeziali.it

 
L’Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio vince l’Oscar delle mostre

L'esposizione forlivese del 2018 "L'Eterno e il Tempo tra Michelangelo e Caravaggio" vince l'Oscar delle mostre nella sua categoria (Best Renaissance, Baroque, Old Masters, Dynasties - Group or Theme) a livello mondiale.
Il 12 marzo, a New York, il Coordinatore generale delle Grandi mostre della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, Gianfranco Brunelli, ha ricevuto il più alto riconoscimento: il Fifth Global Fine Art Awards. 94 gli eventi artistici selezionati, provenienti da 6 continenti, 49 città e 31 paesi di tutto il mondo.

Un riconoscimento che va alla speciale qualità della mostra e al lavoro svolto in questi 14 anni dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, in collaborazione con il Comune di Forlì.
Nella sua categoria "Best Renaissance, Baroque, Old Masters, Dynasties - Group or Theme" la mostra forlivese è arrivata prima superando il County Museum of Art (LACMA) di Los Angeles, il Metropolitan Museum of Art di New York, Palazzo Pitti di Firenze e l'Hermitage di Amsterdam.
14 i riconoscimenti complessivamente conferiti nelle diverse categorie, alla presenza di 120 invitati d'onore.

Il prestigioso premio conferma la qualità e il valore delle grandi mostre forlivesi a livello mondiale, proprio mentre ai Musei San Domenico di Forlì è attualmente in corso la nuova retrospettiva dedicata all'arte italiana dell'Ottocento nel periodo tra l'Unità d'Italia e la Grande Guerra. La mostra "Ottocento. L'arte dell'Italia tra Hayez e Segantini" sarà visitabile sino al 16 giugno 2019 ed è la quattordicesima mostra organizzata sempre dalla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì in collaborazione con l'Amministrazione Comunale.




Il Global Fine Art Awards è un concorso internazionale d’arte che dal 2014 premia le mostre d’arte e le rassegne culturali più innovative e rilevanti dell’anno attraverso una giuria internazionale di curatori e storici dell’arte. La mission del programma GFAA è quella di sviluppare interesse e passione per le belle arti e di promuoverne il ruolo educativo nella società. Lo scopo è quello di elevare l'importanza e la pertinenza delle belle arti nel mondo di oggi: economicamente, socialmente e culturalmente.

"Celebrare grandi mostre -
Considerate quanto duramente i professionisti museali lavorano per concepire e organizzare le loro mostre temporanee e le installazioni di arte e design, e anche quanti soldi spendono le loro istituzioni per allestirle e promuoverle. Ora chiedetevi: come si possono celebrare i migliori di questi progetti, dopo che le luci si sono spente e le opere in prestito sono tornate a casa? ... Stranamente, in un mondo brulicante di cerimonie di premiazione per ogni evento culturale apparentemente possibile, non esiste un programma che riconosca tali mostre. Fortunatamente, questa stimata squadra ha iniziato a creare i Global Fine Arts Awards." Peter Trippi, Comitato consultivo GFAA e giudice emerito.



scritto 19/03/2019 15.05.23 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico
 
Vienna 1900, l'atlante della bellezza di quella che fu la Secessione viennese


Segnaliamo un volume - opera d'arte - edito da Electa sul tema della Secessione viennese. Un'opera senza precedenti capace di emozionare il grande pubblico raccontando con testi e immagini quello che fu una tra le correnti artistiche più fascinose a cavallo tra fine Ottocento e inizi Novecneto: L'Art Nouveau.


VIENNA 1900

Nel 2018 Vienna celebra il centenario di quattro protagonisti del modernismo: Gustav Klimt, Egon Schiele, Otto Wagner e Koloman Moser. Figure che hanno lasciato un’impronta indelebile sull'arte del 1900.
Per l’occasione Mondadori Electa pubblica Vienna 1900
Arte, architettura, design, arti applicate, fotografia e grafica, un elegante libro illustrato sulla Vienna di quegli anni, nato da un progetto di coedizione internazionale che vede la collaborazione di alcuni dei massimi esperti del settore.
Negli anni a cavallo tra il XIX e il XX secolo Vienna è la capitale dell’Impero austroungarico, epicentro di un radicale rinnovamento culturale nel cuore dell’Europa. Sono gli anni di Freud e Wittgenstein, di Mahler e Schönberg, della Secessione viennese, dello Jugendstil e della straordinaria Wiener Werkstätte, che rivoluzionerà le arti applicate e la grafica. Sono anche gli ultimi sfavillanti anni di una prosperità destinata a finire tragicamente sotto le macerie della Prima guerra mondiale.
Il volume, ripercorre il clima culturale di quegli anni documentando la produzione artistica e architettonica in tutte le sue forme: l’arte e l’architettura, la fotografia, le arti applicate – ceramica, vetro, tessuti e gioielli, arredi e oggetti –, la grafica per i manifesti e l’editoria.
Risultato ne è un ricchissimo repertorio che raccoglie oltre 1000 opere minuziosamente descritte e documentate con un apparato iconografico di altissima qualità.
Completano l’opera le biografie di oltre 200 artisti e architetti attivi in quegli anni.

Autori: Christian Brandstätter, Rai Ner Metzger, Daniela Gregori



 
L'Ottocento va in scena a Forlì



Nell’ambito della mostra su “Romanticismo” attualmente in corso alle Gallerie d’Italia, nella sede di Piazza Scala di Milano, all’interno della mostra stessa, è stata presentata alla stampa la grande rassegna che a partire dal 9 di febbraio si terrà a Forlì nel complesso museale di San Domenico dal titolo “Ottocento. L’arte dell’Italia tra Hayez e Segantini”.

Alla presenza del coordinatore generale Gianfranco Brunelli e dei due curatori scientifici Fernando Mazzocca e Francesco Leone, Michele Coppola, Direttore Centrale Arte, Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo ha messo in rapporto questa importante iniziativa ad una sinergia tra l’impegno culturale di Banca Intesa e della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì ribadendo l’importanza di un percorso segnato dall’attività del progetto cultura della stessa Banca in cui il dott. Brunelli e il prof. Mazzocca rivestono un ruolo determinante.

Facendo riferimento a questa proficua collaborazione e ringraziando il prof. Giovanni Bazoli, Presidente Emerito di Intesa Sanpaolo e promotore del progetto cultura, Gianfranco Brunelli ha introdotto la mostra illustrandone lo spirito e gli intenti in relazione alla storia e al dibattito culturale degli anni presi in considerazione che vanno dall’Unità d’Italia alla vigilia della Grande Guerra con riferimento particolare al 1911, anno in cui venne celebrato il Cinquantenario dell’Unità.

Dopo aver sottolineato la difficoltà del processo unitario ha evocato i protagonisti della cultura letteraria, tra Carducci, Pascoli, D’Annunzio e Gozzano, come una preziosa chiave di lettura del complesso travaglio ideologico e culturale di anni tormentati.

Fernando Mazzocca ha illustrato il percorso della mostra sottolineando l’impegno che assieme all’altro curatore, Francesco Leone, è stato profuso nella scelta di opere esemplari tra pittura e scultura che hanno segnato le vicende dell’arte italiana in questi anni di grandi cambiamenti in cui alla cultura e all’arte stessa è stato affidato il difficile ma anche affascinante compito di unificare il Paese. Un Paese, che ancora profondamente diviso antropologicamente, economicamente e socialmente, ha avuto modo di riconoscersi in un’arte che ne ha rappresentato il passato ed è stata anche un formidabile strumento di riflessione sul presente.

Facendo riferimento alle dieci sezioni in cui è articolata la mostra è stata sottolineata la varietà dei generi tra la pittura storica e quella di denuncia sociale, le scene della vita moderna e il ritratto, la veduta e il paesaggio, declinati nelle forme e nei linguaggi più diversi, dagli artisti che sono stati individuati come protagonisti di questi cinquant’anni di grande rinnovamento dell’arte italiana.

Le due personalità scelte come punto di riferimento per l’inizio e la fine di questa avvincente parabola sono state Hayez, il primo e l’ultimo dei romantici celebrato da Mazzini come interprete dei destini della Nazione, e Segantini che nell’ultima parte del secolo ha proiettato in una dimensione internazionale una forte volontà di rinnovamento determinata non più dal confronto con la storia ma con il motivo universale del dialogo tra l’uomo e la natura e con l’ideale della maternità.

Rispetto ad una visione manichea della seconda metà dell’Ottocento italiano che divideva i “buoni” rappresentati dagli sperimentatori macchiaioli e divisionisti e i “cattivi” identificati nei pittori storici consacrati dall’ufficialità la mostra propone una visione più innovativa e complessa in cui la forza del rinnovamento è vista sempre in stretta dialettica con la tradizione irrinunciabile per l’identità stessa dell’arte italiana.

L’esempio di Hayez rimane valido per tutto il secolo e dimostra la validità del genere storico sia per quanto riguarda i fatti del passato che quelli della storia più recente, quei fatti del Risorgimento che hanno accompagnato l’esaltante epopea della nascita della Nazione. Sarà particolarmente entusiasmante per il pubblico questo viaggio immersivo nello spazio e nel tempo tra il passato e i luoghi e i volti del presente.

Capolavori dell’arte cosiddetta ufficiale saranno posti in dialogo con le opere più sperimentali e sconcertanti proiettate nella modernità, capolavori difficilmente visibili come “La distruzione del Tempio di Gerusalemme” di Hayez, “I funerali di Britannico di Muzzioli” “Lo staffato” di Fattori, “L’Alzaia” di Signorini, “La lettura sul mare” di Corcos, “Lo specchio della vita” di Pellizza da Volpedo e “Le due madri” di Segantini.

Per i visitatori di oggi sarà particolarmente coinvolgente grazie alla presenza di opere esposte in quelle occasioni, proiettarsi nell’atmosfera delle grandi Esposizioni Nazionali che a partire da quella di Firenze del 1861 sino a quelle del 1911, tra Torino Firenze e Roma, hanno accompagnato e concluso il fascinante cammino di un’arte italiana alla ricerca dell’identità e dell’espressione di valori universali.


 
Sigep 2019. Ecco come arrivare


132 treni fermeranno alla stazione RiminiFiera di Italian Exhibition Group. Conferma per il treno Sigep fra Santarcangelo e Bellaria, con altre 30 fermate


.Cinque linee di navette collegheranno gli alberghi di Rimini e Riccione con 247 corse
131 le corse di navette che collegheranno Rimini con gli aeroporti di Bologna, Orio al Serio e Ancona.
340 le fermate per le linee bus n. 5 e n. 10

#Sigep2019 Quartiere fieristico di Rimini, 19-23 gennaio 2019
www.sigep.it


Rimini, 10 gennaio 2019 . E´ pronto e potenziato il piano dei trasporti predisposto da Italian Exhibition Group per accogliere gli operatori in visita al 40° SIGEP, provenienti da 180 Paesi. Da sabato 19 a mercoledì 23 gennaio 2019 la piattaforma di business mondiale allestita per il foodservice dolce richiamerà decine di migliaia di operatori e quindi sono state messe a punto numerose opportunità per collegare il quartiere con aeroporti, stazioni ferroviarie e alberghi.

Ogni giorno la stazione ferroviaria Rimini Fiera attenderà convogli sia da sud che da nord. Sono 20 le fermate previste da treni Frecciabianca e 112 da treni Regionali, per un totale di 132 fermate nei cinque giorni di fiera.
La stazione si affaccia sull´ingresso Sud del quartiere e la soluzione dell´arrivo in treno è adottata da almeno il 20% dei visitatori.
Dopo il successo dello scorso anno, conferma per il Treno Sigep che collegherà la stazione Rimini Fiera con quelle di Santarcangelo e Cattolica, con fermate anche a Misano, Riccione, Miramare e Rimini Centrale. Si aggiungono quindi altri 30 treni, dieci in più dello scorso anno, che fermeranno a SIGEP fra il 19 e il 23 gennaio.

Potenziate le linee di bus n.5 da Torre Pedrera e n. 10 da Miramare. Saranno 340 nelle cinque giornate i passaggi dal quartiere fieristico per le due linee.

Per lo spostamento dei visitatori dagli hotel, sono previsti transfer gratuiti con quattro linee di percorso da Rimini Nord, Rimini Centro e due da Rimini Sud, oltre ad un capolinea alla stazione di Riccione. Sono ben 247 le corse previste per arrivare al quartiere o ripartire verso gli alberghi per questo servizio organizzato ad hoc da Italian Exhibition Group.

Bus navetta sono previsti anche dagli aeroporti di Bologna e gratuiti da Ancona e Orio al Serio. Complessivamente sono previste 131 corse.

Ad attendere i visitatori che raggiungeranno Rimini in auto, gli 11.000 parcheggi del quartiere suddivisi agli ingressi Sud (2.650), Est (3.350) e Ovest (5.000).

Durante i cinque giorni di manifestazione, 2 navette collegheranno i 3 ingressi in maniera continuativa. Saranno attive, inoltre, 2 navette che collegheranno andata e ritorno l´ingresso Ovest al Parcheggio Ovest 4, posto in zona San Martino in Riparotta.

Tutte le informazioni su orari di navette, treni e autobus al link www.sigep.it/visita/info-utili/come-arrivare


FOCUS ON SIGEP 2019
Data: 19 - 23 gennaio 2019; Organizzazione: Italian Exhibition Group SpA; edizione: 40a SIGEP; periodicità: annuale; qualifica: internazionale; ingresso: riservato agli operatori professionali; orari: 9,30 . 18.00, ultimo giorno 9,30 . 15,00 (15,00 . 17,00 solo con ticket online); Group Brand manager: Flavia Morelli; Brand manager: Gabriella De Girolamo e Giorgia Maioli; info visitatori: tel.0541/744111; website: www.sigep.it - #Sigep2019


 
“Atzechi, Maya, Inca” al MIC di Faenza: dal 6 gennaio tornano le visite guidate della domenica


Tornano dal 6 dicembre le visite guidate della domenica (ore 10.30) alla mostra “Aztechi, Maya, Inca e le culture dell’antica America” in corso al MIC di Faenza fino al 28 aprile. Tornano, ma a pagamento (solo 3 euro in più oltre il prezzo del biglietto) e con prenotazione obbligatoria.

La mostra, curata da Antonio Aimi e Antonio Guarnotta, presenta circa trecento reperti (terrecotte e tessuti) della collezione del MIC di Faenza - il MIC possiede una delle più interessanti collezioni italiane d’arte precolombiana, costituita da quasi 900 reperti -  insieme ad altre opere (propulsori dorati, sculture, stele, ecc.) provenienti dai più importanti musei italiani di antropologia e da due collezioni private.

Il percorso espositivo offre una sintesi nuova e aggiornata sulle più importanti culture dell’antica America attraverso un aggiornamento sui temi più interessanti emersi dalle ricerche più recenti: la conquista dell’America vista dalla parte dei vinti, la condizione della donna, i sistemi di calcolo dell’antico Perù e l’arte precolombiana presentata come arte e non solo come archeologia.

E’ possibile ammirare reperti straordinari delle culture mesoamericane e peruviane sia per la loro eccezionalità artistica come appunto “La figura della divinità” (300-900 d.C, nella foto in allegato) di area mesoamericana della cultura di Veracruz. La statua alta circa 50 cm è una sintesi della grande considerazione con cui le donne erano tenute rispetto alle loro coetanee in Europa. E’ la raffigurazione di una donna sacra, donna dea, probabilmente morta di parto. Nella cultura di Veracruz, come anche in quella Azteca, le donne morte di parto erano venerate al pari dei guerrieri morti in battaglia.  

La mostra attraversa i rituali più importanti delle culture precolombiane e i loro stili di vita sempre connessi e regolati dalla religione e fondati essenzialmente sull’agricoltura. Ne emerge una cultura tutta altro che primitiva, anzi evoluta.

Gli Amerindi sono considerati tra i più esperti coltivatori del mondo. A loro dobbiamo infatti la domesticazione di moltissimi cibi che oggi consumiamo abitualmente come il mais, la patata, il pomodoro, la zucca, le arachidi, il fico d’India, il cacao, la vaniglia e il tabacco. Gli animali allevati erano limitati (tacchino, porcellino d’india). All’allevamento erano preferite la caccia e la pesca. La fauna era invece considerata molto importante per la religione. Gli animali ricoprivano il ruolo di intermediari fra l’uomo e gli spiriti divini.

In mostra, un reperto eccezionale: un calcolatore, la “Yupana” (1470-1532, area peruviana). Lo strumento era un abaco a base 10 e 40, materiale e immateriale, che consentiva la più grande velocità di calcolo prima delle macchine del mondo moderno.

Le visite guidate della domenica sono pagamento (3 euro oltre il prezzo del biglietto). La prenotazione è obbligatoria entro il sabato precedente. Per prenotare: 0546 697311, info@micfaenza.org

La mostra è resa possibile grazie al contributo di Regione Emilia Romagna e LA BCC imolese, ravennate e forlivese.

Con il patrocinio del Comune di Faenza.

Foto in alta definizione possono essere scaricate a questo link https://www.dropbox.com/sh/tjajasoy2vpf4s0/AAAPCHk9mSHz3gi8QpQfPGaia?dl=0

 

Scheda Tecnica

Titolo: Aztechi, Maya, Inca e le culture dell'antica America

Periodo: 11 novembre 2018 -  28 aprile 2019

A cura di: Antonio Aimi e Antonio Guarnotta

Dove: MIC - Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, Viale Baccarini 19, Faenza (Ra)

Apertura: Dal martedì alla domenica 10-16 e festivi 10-17.30. Chiuso i lunedì non festivi.

Ingresso: euro 10, ridotto euro 7, studenti euro 3





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