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L'IMBUCATO SPECIALE
arte come cibo per mente e corpo

 
PICASSO ovvero VA' LA(C) DOVE TI PORTA IL PARTY.

Inserisco un nuovo post per due Eventi legati all'inaugurazione della mostra Picasso Uno sguardo differente al MASI di Lugano.

Dopo il cambio alla Direzione del Museo della Svizzera Italiana, Première attesa per un'esposizione altisonante.
Anche se frutto in primis del brillante lavoro del direttore uscente, si fa notare subito per un cambio di forma, "protocollare" si potrebbe direbbe pomposamente. Innanzitutto ingressi separati per invitati normali e Vip.
Eleganti cordons noirs a marcare la netta differenza fra secondi e primi, ma anche fra una più informale inaugurazione a cui si era abituati, più italiana e meno svizzera e una più elveticamente inquadrata anche se con il consueto ritardo, giusto per non allarmare troppo il folto pubblico presente.

Dopo un'introduzione musicale in puro stile spagnolo, la sequenza di interventi di autorità, nuovo direttore, curatrice della mostra scanditi da un'officiante dolcemente inflessibile attenta a non oltrepassare i limiti di resistenza temporale degli astanti, ansiosi ovviamente di vedere le opere esposte.
Che qualcosa fosse cambiato e si presume per sempre, nelle consuetudini rituali, i più accorti l'avevano notato subito, se non altro per l'insolito zelo del personale in sala.
Per farla breve niente più democratico e gioioso rinfresco su cui fiondarsi appena dopo la presentazione, giusto per nutrire il corpo prima della mente con la visione di allestimenti sempre all'altezza e che sicuramente valevano il viaggio.

Nonostante l'annuncio di tempi contingentati di 20-25 minuti per permettere a tutti la visita della grande mostra nella sala a capienza limitata c' è meno ressa del solito e il pubblico si dispone fluidamente all'interno dello spazio allestito in modo neutro, pulitino e precisino tipo white cube evidentemente pensato per concentrare tutta l'attenzione sulle opere esposte.
Nella sterminata produzione del genio andaluso non tutto è da urlo (e del resto come potrebbe essere) e disegni e sculture vellicano lo sguardo con pochi sussulti almeno fino all'ultima sala, quella con vista lago, luce al crepuscolo perfetta a disegnare con baffi nebulosi le montagne sullo sfondo, Qui con la Testa femminile (1962), scultura giustamente scelta per pubblicizzare la mostra, le opere e il paesaggio oltre la vetrata rivaleggiano ad armi pari.
Anche se è difficile eguagliare l'emozione de L'homme qui marche di Giacometti della mostra per l'inaugurazione del museo. Verificare per credere nell'archivio esposizioni del sito web MASI col tour virtuale.

Alla fine della visita si ripropone la necessità di conciliare il nutrimento della mente con il sostentamento indispensabile del corpo.
Un dilemma fa vacillare l'incrollabile fede democratica dell'autore di questo blog: meglio assaggini spartani per tutti o un menù a tema con un numero acconcio di portate per pochi eletti?

Semplificando rozzamente: meglio "pane" per una discreta moltitudine o "brioches" per happy few?

La risposta è facilissima: la seconda che ho scritto.
Ovvio che però occorre essere fra i pochi eletti, altrimenti è da masochisti.

E' dunque meraviglioso trovarsi in una lounge un po' algida ma accogliente, fra persone che conversano a bassa voce, accostarsi alle portate che camerieri gentilissimi al limite dell'imbarazzo ti porgono, senza doversi strafogare come velociraptor, sovrapponendo dolce e salato in una lotta feroce per accaparrarsi il cibo. Con l'inevitabile, spiacevole sensazione di calpestare una tartina spiaccicata che un famelico tremolante e vorace o un simpatico bambinetto hanno fatto cadere in terra dopo averla leccata.

Qui invece, prende forma l'illusione d'essere nel migliore dei mondi possibili, tutto avviene con calma e lentezza; se qualcuno versa inavvertitamente del Petit Blanc du Tue-Boeuf in terra, è accolto come un segno beneaugurante, ripulito prima che i più se ne accorgano.

Il menù in cartapaglia recitava promettenti leccornìe; e nel tempo che scorre senza fretta tutte le aspettative sono superbamente mantenute, riuscendo persino a rendere il gazpacho, che chi scrive considera da sempre una delle più agghiaccianti (letteralmente) creazioni culinarie, amabilmente palatabile.
Un viaggio fra prelibatezze iberiche reinterpretate con maestrìa, impeccabili accostamenti di vini e cibo, alternanze di dolce e salato, di caldo e freddo, in vasellame decorato a tema; questa emozionante gastrosinfonìa non poteva che terminare con l'apoteosi d'una crema catalana da "commozione cerebrale", esplosione gustativa ad altissima intensità e a temperatura perfetta che avrebbe meritato più di un "bis".

Forse il vero capolavoro è questo, anche se effimero, quello dello chef autore del sublime menù, eguagliando e, perché no, forse superando le opere del Genio andaluso esposto sotto di noi.

La vita è meravigliosa basta "solo”:
riconoscere la felicità che appare come un lampo improvviso,
scordarsi le brutture del mondo almeno per un po',
avere accanto una persona straordinaria,
avere delibato con socratica misura,
uscire dal Lac nella sera verso il lago dove ha smesso di piovere magari da pochissimo, respirare l'aria tersa smossa da un leggerissimo refolo di vento che fa vibrare il velo d'acqua sul lastricato regolare e la passeggiata in via Nassa si trasforma in un paseo dorato, magnificamente silenzioso fino in Piazza Riforma dove una splendida galleria d'arte espone opere per titillare la retina, in particolare un altorilievo con Adamo ed Eva separati dall'Albero della Conoscenza che copre loro le pudenda in modo geniale.

Peccato che Santa Maria degli Angioli sia chiusa (giustamente vista l'ora).
A memoria ricostruisco l'ineguagliabile affresco di Bernardino Scapi detto Luini, custodito all'interno, tesoro a disposizione di tutti, sublime memento al di là della forza della rappresentazione religiosa, semplicemente un miracolo anche e soprattutto per i non credenti proprio come una composizione di Bach, magari eseguita da Diego Fasolis con i Barocchisti o da Ottavio Dantone e l'Accademia Bizantina.

Ma non è finita: La Collezione Olgiati - 1, di fianco al LAC è ancora aperta, pronta ad accogliere gli ultimi visitatori. Giusto il tempo di dare un'occhiata al nuovo allestimento, A Collection in Progress, che mescola sapientemente opere già esposte e chicche ancora da scoprire. Splendida sempre, un piccolo grande miracolo, dimostrazione di quello che possono fare due collezionisti colti ed illuminati. Rode solo che non si trovi in suolo italico, ma forse è meglio così.
Ancora un attimo per un Vezzoli che è riuscito con guizzo genialmente ironico a dare vita al capolavoro scultoreo di Boccioni, Forme dinamiche nella continuità dello spazio, sostituendo all'originale i cubi che lo zavorrano con tacchi a spillo strepitosi, permettendo così all'opera di fuggire via.

Come questa serata impeccabile.


scritto 27/03/2018 15.01.08 | permalink | commenta | lista commenti (0) | invia il post ad un amico | parole chiave: masi lugano lac lugano serzblog picasso uno sguardo differente
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