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SPECIALE VENEZIA

   
 Fondazione delle arti, porta d’acqua sulla città. Intervista a Olivier Lexa e Viola Romoli
di Penzo+Fiore
 Penzo + Fiore 
 
SPECIALE VENEZIA
pubblicato

Cercando la sede della Fondazione delle Arti si trova un mondo che Venezia custodisce con gelosa attenzione, privo di patinature e orpelli, ma naturalmente lussuoso, elegante, d’alto lignaggio. I soffitti a cassettone e le ampie finestre da piano nobile, i tappeti, i quadri, i broccati…tutto riporta ad un’immagine degna di un passato a cui è difficile rinunciare. 
Il team della neonata fondazione è giovane, sorridente, vitale ed entusiasta. Siamo nel ventre di Palazzetto Pisani, il collegamento voluto dalla famiglia Pisani per dare all’adiacente palazzo un affaccio sul Canal Grande. Palazzetto Pisani quindi sembra quasi chiudersi ai flussi delle calli caotiche e invase da turisti distratti, per aprirsi all’arteria vitale della cultura e della qualità a cui possano attingere gli sguardi più attenti. Direttore artistico del progetto è Olivier Lexa, affiancato da Viola Romoli

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Olivier Lexa

Ci ha incuriosito da subito il nome, Fondazione delle arti: a quali arti si fa riferimento? 
Olivier Lexa: «Pensiamo ad una ri-unione delle arti, dall’opera lirica alla musica, dalla letteratura all’arte contemporanea. Il principio guida deve essere quello della qualità più che del linguaggio. Ci interessa poter comunicare una selezione di eventi non commerciali ma culturali, in grado di ridare voce e peso allo spirito di Venezia».
Perché proprio Venezia?
O.L. «Ci sembra che ne abbia bisogno. C’è un importante problema di coesistenza del turismo di qualità con il turismo di massa. Far conoscere l’agenda culturale di Venezia diventa allora una priorità per dare la possibilità ad un pubblico più attento di trovare ciò che cerca, senza rimanere incagliato all’interno di una proposta confusa e superficiale. Il nostro non è tanto un intento educativo, a volte si sottovaluta il livello culturale di chi viene a Venezia, il nostro obiettivo è piuttosto quello di far trovare a tutti ciò che cercano e che meritano».

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Viola Romoli, Credits Alessandro Griccioli


Come si struttura il vostro progetto?
O.L. «Da un lato una piattaforma (www.artivenezia.com/it) che possa orientare il pubblico più vasto possibile, fatto di turisti ma anche di cittadini, verso eventi che rispettino i valori fondamentali della città, ossia l’aspirazione alla bellezza, all’eccellenza e alla qualità. A questa si affiancheranno un’app e un attento uso dei social. Poi ci sarà il club privato. Produrremo una serie di eventi riservati ai soci. Attraverso questo nucleo di attività sosterremo il lavoro della Fondazione creando quindi due livelli interrelati: uno pubblico – l’attività principale – e uno privato. Saremo noi stessi produttori di alcuni eventi artistici».
Viola Romoli, co-direttrice artistica del progetto, come vedi la nascita di questa Fondazione?
V.R. «La vedo all’insegna dell’ottimismo e della propositività. Sappiamo che Venezia è una città che ha tanti problemi, tante questioni da risolvere, ma vorremmo che non si ponesse tanto l’attenzione su questo, per quanto siano tutte questioni da affrontare, quanto sul nuovo che si può creare. La stessa collaborazione con Palazzetto Pisani è stata caratterizzata dallo spirito di iniziativa e dalla carica energetica di un team giovane, non disilluso come tanti in città, ma pieno di voglia di fare. Vorremmo che fosse questo lo spirito della nostra nuova realtà».

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Vitel Tonné, photo by Penzo+Fiore

Il vicino palazzo Cesari-Marchesi è il luogo ideale in cui capire che cosa intendono Lexa e Romoli per qualità. L'occasione è stata la mostra "Vitel Tonné” curata da The Pool NYC, composto da Viola Romoli e da Luigi Franchin. Il palazzo veneziano è reso sede espositiva senza turbarne l’armoniosa decadenza. I lavori esposti sono sorprendentemente diversi tra di loro, ma installati in modo tanto sapiente da renderne assolutamente gustosa la fruizione. Dalle opere pittoriche al vetro, fino alla ceramica, usando come moduli espositivi tavoli, specchi, scrittoi e trumon, la mostra dà spazio ad personalità quali Luigi Ontani, Sol LeWitt, Carlo Scarpa, Giuseppe Stampone o Archimede Seguso. Anche qui, un po’ come nelle parole spese per la neonata Fondazione delle Arti, il filo conduttore sembra essere l'orchestrazione di linguaggi diversi, accomunati dalla qualità

Penzo + Fiore 

 


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