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Il ritorno di Frankenstein

   
 Esattamente 200 anni fa usciva a Londra, anonimo, il capolavoro della giovanissima Mary Shelley “FRANKENSTEIN o il Prometeo moderno”, il cui mito rivive oggi nelle opere di 12 pittori della figurazione e di un fotografo in mostra nel foyer dell’Hotel Art di Roma  
 
Il ritorno di Frankenstein
pubblicato

Mary Godwin Shelley è a Ginevra in una villa patrizia, la celebre Villa Diodati, che si specchia sul lago Lemano in tutta la sua magnificenza. È una serata fredda della più fredda estate passata alla storia. È il mese di giugno del 1816. Come se non bastasse al freddo si aggiunge la pioggia. Una pioggia fitta, interminabile, che confina tra le tiepide pareti della villa un gruppo di amici. Insieme alla Shelley si trovano George Gordon Byron, il suo segretario John William Polidori e una sua amica, Mary Godwin. La noia invade presto il salotto che li vede riuniti. Lord Byron, a un certo punto, ha un’idea per ingannare il tempo. Una sfida a scrivere il miglior racconto dell’orrore. Tutti accolgono il suo invito. E, da allora, il sonno di molti non sarà più sereno come prima. Da quella giornata d’estate, da quella innocente competizione letteraria, vedranno infatti la luce il mito di Frankenstein della giovanissima Shelley e "Il vampiro” di Polidori, romanzo breve che fonda tutte le storie sui vampiri, fino al "Dracula” (1897) di Bram Stoker.
Ma oggi ci soffermiamo su quella che, ancora oggi, è considerata la storia più originale di tutti i romanzi dell’orrore, "Frankenstein, ovvero il moderno Prometeo”. Pubblicato in prima edizione anonimo nel gennaio del 1818, esattamente 200 anni fa.
La tragica e, per certi versi, drammatica storia di Frankenstein e della sua mostruosa creatura, è ancora oggi, all’alba del terzo millennio, un romanzo appassionante, colmo di significati che inducono registi, scrittori e artisti a ulteriori e attuali spunti di riflessione. È quanto accaduto ai 12 pittori della figurazione (Ubaldo Bartolini, Aurelio Bulzatti, Ennio Calabria, Massimo Campi, Sergio Ceccotti, Silvia Codignola, Stefania Fabrizi, Paolo Giorgi, Massimo Livadiotti, Daniela Pasti, Ruggero Savinio) e a un fotografo (Raniero Botti) da questo pomeriggio in mostra nel foyer dell’Hotel Art di Roma, ciascuno con un’opera di 40x40 centimetri, a rendere omaggio al capolavoro di Mary Godwin Shelley. E a continuare a interrogarsi su Viktor Frankenstein,  l’emblema dello scienziato che vuole rivaleggiare con il Creatore, ma che alla fine concepisce un mostro demoniaco che gli si rivolta contro. Un po’ quello che, per certi versi, potrebbero rappresentare negli ultimi anni gli sviluppi di un certo versante della moderna genetica, come gli esperimenti sulla clonazione. E, poi, c’è il significato allegorico della creatura mostruosa figlia, prima di tutto, di quelle innovazioni tecnologiche che, dall’intelligenza artificiale alla robotica, nei nostri giorni sembrano rappresentare più una minaccia che un’opportunità per l’uomo di un futuro sempre più prossimo. (Cesare Biasini Selvaggi)

In home: Massimo Livadiotti, Prometeo (2018). Olio su tela, 40 x 40 cm
In apertura: Sergio Ceccotti, Mrs. Frankenstein (2017). Olio su tela, 40 x 40 cm
 
INFO
Opening: ore 18.00
Per Frankenstein di Mary Shelley (1818-2018)
dal 13 febbraio al 13 marzo 2018
Hotel Art
via Margutta 56, Roma
tel. +39 06 328711

 


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