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A Napoli, lo street artist Jorit aggredito mentre dipingeva un murales di Ilaria Cucchi

   
   
 
 A Napoli, lo street artist Jorit aggredito mentre dipingeva un murales di Ilaria Cucchi
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Ancora una disavventura per Jorit, lo street artist che, lo scorso luglio, è stato trattenuto dalla polizia israeliana, durante i lavori per la realizzazione di un murales sulla barriera di sicurezza di Betlemme. Questa volta, Jorit è stato aggredito mentre stava completando un’opera raffigurante i volti di Ilaria Cucchi e Sandro Pertini, sul muro di un edificio interessato da un progetto di riqualificazione, nel quartiere Arenella, a Napoli. Ad avanzare le minacce, è stato Pietro Lauro, consigliere della V Municipalità e afferente ai gruppi di estrema destra e solo l’intervento di altre persone, perlopiù residenti, ha fatto sì che i due non entrassero in contatto fisico, evitando problemi ben peggiori, considerando l'evidente stato di alterazione di Lauro, impietosamente ripreso dagli smartphone dei presenti. 
«Si tratta di un'attività perfettamente legale, l'opera fa parte di un progetto in cui sono coinvolti gli studenti delle scuole del quartiere. La struttura sulla quale sorgerà l'opera è una vecchia struttura abbandonata che il Comune di Napoli ha deciso di restituire alla comunità e che diventerà la Casa della Socialità», ha spiegato a Fanpage Danilo Tuccillo, presidente della cooperativa La Locomotiva, che ha commissionato l'opera a Jorit. Lo street artist nato a Napoli da madre olandese, è conosciuto per i suoi grandi murales di personaggi come Diego Armando Maradona, Massimo Troisi, San Gennaro e Achille Bonito Oliva e ha sempre trovato il supporto degli abitanti della sua città.
Lauro, eletto consigliere in una lista civica, è vicino ai movimenti di estrema destra Casapound e Avanguardia Nazionale e sul suo profilo Facebook compaiono molte immagini inneggianti al fascismo. Ma l’aggressore è prontamente tornato sui suoi passi e sul social network ha scritto di essere disponibile a scusarsi pubblicamente con l’artista, adducendo le scusanti della «emotività» e della «cieca passione». Ma che non bastano affatto a giustificare un comportamento così riprovevole, vicino ai peggiori esempi di censura, a maggior ragione se perpetrato da un esponente pubblico.
 


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