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Mc2 gallery: dieci anni e nuova sede

   
   
 
Mc2 gallery: dieci anni e nuova sede
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Dieci anni di attività e una nuova sede, in via Lulli (zona Loreto) a Milano per mc2 gallery, diretta da Claudio Composti, che nel nuovo ambiente sarà divisa in due spazi: una main gallery e una project room.
«Nel 2019 ci regaliamo una nuova sede ed una (inevitabile) strategia, visti i tempi che corrono, che si riassume in una parola chiave che per noi, oggi più che mai, significa sopravvivere: "Sinergia”.
La nuova galleria è la sede di Ncontemporary, di Emanuele Norsa, giovane gallerista che stava a Londra, di cui ho sempre ammirato e seguito la ricerca (installazioni e pittura soprattutto di giovani artisti internazionali). Tra i suoi artisti anni fa ho seguito e condiviso Jonny Briggs. Da li è iniziata una collaborazione che nel 2016 ha portato, dopo il suo ritorno in Italia, a condividere non solo lo spazio di mc2gallery di via Malaga 4, ma abbiamo iniziato in sinergia a pensare e condividere alternandoci (e una mostra collettiva comune d’estate) il calendario di mostre e fiere, in una sorta di scambio-simbiosi che vedeva in uno il completamento dell'altro, per quanto indipendenti nelle scelte e in un percorso autonomo. 
Ci spieghi in che modo si concretizza questa modalità fluida di sinergie collaborative?
«Quando quest'anno Norsa ha deciso di aprire la sua galleria, in Via Lulli 5, ci ha proposto di fare la stessa cosa al contrario, cioè ospitarci per continuare un percorso di condivisione. Questo ci ha spinto ad accelerare una decisione che da tempo stavamo maturando io e Vincenzo (Maccarone) il mio socio con cui ho aperto mc2gallery nel 2009. Renderci in qualche modo più leggeri pur mantenendo un piede su Milano per 3/4 mostre l'anno, ospitati da Ncontemporary, e guardare altrove per trovare nuovi mercati e spingere cosi su second market e mantenere allo stesso tempo una piattaforma in città di ricerca e proposta come abbiamo sempre fatto. Cosi da stasera inizia un nuovo percorso con modalità più fluide e allo stesso tempo classiche: avremo la galleria divisa in due spazi autonomi ma contigui, che abbiamo definito Main gallery e Project room. Questo permetterà a noi ed Emanuele di gestire in contemporanea due mostre, progetti installativi singoli e proporre od ospitare anche artisti o gallerie straniere a cui proporre, specie durante periodi specifici come la settimana della moda e del design progetti anche site specific».
E come mai si è scelta la zona di Loreto?
Perchè Emanuele ha casa qui e lo spazio è di proprietà, ed è la zona che sta rinascendo: alcune delle gallerie più importanti e degli spazi più attivi stanno in zona, penso a FutureDome. E, a sentire molti dei collezionisti, amici giornalisti e curiosi siamo finalmente più vicino a dove abitano, il che, giurano, li porterà più facilmente a venirci a trovare! vedremo!».
Come è cambiato il mercato in questi dieci anni?
«Il mercato oggi impone nuove strategie specie per gallerie di ricerca e proposta come le nostre, che si mettono in prima linea nella ricerca di artisti sconosciuti e da promuovere. Aprire nuove strade comporta un rischio altissimo. Nella tormenta (di proposte) è difficile capire cosa seguire e chi ascoltare. Oggi il mercato è inondato da sedicenti artisti, galleristi, dealer, curatori. Ognuno propone e dice la sua, senza spesso avere cognizione di causa. E chi si avvicina al mercato è totalmente in balìa della propria ignoranza, in senso etimologico, e della ignoranza di chi propone. Le case d'asta sorgono come funghi, inondano di opere il mercato che non può assorbirle e la fanno da padrona proponendo artisti con prezzi fuori dal mercato e ridicoli, inficiando il lavoro della galleria. E questo crea sfiducia nei compratori e nei collezionisti che sempre più si trasformano in galleristi, mettendosi tra l'artista e la galleria e strozzando entrambi sui prezzi, in nome di un ritorno d'immagine che invece di alimentare il mercato da mecenati, sostenendo gli artisti e le gallerie, lo uccide. Tranne pochi casi virtuosi. Siamo nel far west. In quel mercato che chiamo "troppo" liquido». (MB)

 


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