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Cosa rimane a Chernobyl

   
  nicoletta graziano 
 
Cosa rimane a Chernobyl
pubblicato

In questi giorni la serie Chernobyl sta riportando l’attenzione internazionale su quello che fu il disastro nucleare più grave della storia. Ovviamente la prima conseguenza dopo l’uscita della serie targata HBO si è registrata in un aumento del 40 per cento del turismo nel sito rispetto a maggio dello scorso anno. Non ci credete? Basta andare su instagram e fare una ricerca sotto l’hashtag #chernobyl: qualche meme e poi decine e decine di foto di persone, alcuni influencer o aspiranti tali, che posano di fronte a edifici abbandonati, autobus carbonizzati e così via, insomma tutto quello che è rimasto dalla devastante esplosione del 1986. Dal 2011 è stato ammesso il (macabro) turismo a scopo informativo attraverso Tour organizzati da numerose agenzie di viaggi che permettono di visitare la "zona di alienazione”, l’area compresa entro i 30 km dalla centrale Vladimir Lenin,  istituita subito dopo l'incidente del 1986 per evacuare la popolazione locale e impedire l'ingresso nel territorio contaminato. L'area fu poi divisa a sua volta in quattro anelli: il più piccolo e vicino alla centrale è noto come "Quarta Zona".
Si stima che l’area sia visitata da circa 10 mila persone ogni anno. Ma è sicuro visitare Chernobyl? In un recente articolo de Il Post viene sollevata la questione: le principali agenzie turistiche sostengono che una visita di un breve periodo (uno o due giorni) non espone a radiazioni che possono avere effetti pericolosi sull’uomo, non più di quelle a cui siamo soggetti tutti i giorni, anzi, sono addirittura pari a oochi microsievert all’ora, una quantità molto più bassa di quelle che possiamo assorbire su un comune volo intercontinentale. Comunque, nonostante i livelli radioattivi si siano abbassati molto negli anni, alcune zone sono ancora chiuse al pubblico. Se un aereo per Kiev non è nei vostri programmi, per farvi un’idea di cosa c’è oggi a Chernobyl potete dare un’occhiata agli scatti di David McMillan che, negli  ultimi 25 anni, ha fotografato l’area del disastro e raccolto tutto il materiale nel libro intitolato "The Zone”. (NG)

 


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