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Il tweet fatale del direttore del Jewish Museum

   
   
 
Il tweet fatale del direttore del Jewish Museum
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Peter Schäfer si è dimesso dal suo incarico di direttore del Jewish Museum di Berlino, a seguito di un twitter di troppo. Dalla pagina del museo, infatti, è stato pubblicato un post a difesa del BDS, una campagna globale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni – in inglese Boycott, Divestment and Sanctions – contro Israele.
Il 6 giugno, l’account del museo ha condiviso un articolo del quotidiano tedesco TAZ-Die Tageszeitung, in cui si discuteva la decisione del parlamento tedesco, che ha citato il movimento BDS per antisemitismo. Nell’articolo, è stata pubblicata una lettera aperta, firmata da 240 studiosi ebrei e israeliani, in cui si esortavano i legislatori a votare contro la risoluzione, che avrebbe avuto l’effetto «di indebolire, piuttosto che aiutare la lotta contro l’antisemitismo». La polemica è immediatamente scoppiata e il museo in seguito ha provato a contenere i danni con un altro Tweet, in cui si specificava che il post non intendeva manifestare dissenso verso la decisione parlamentare ma sostenere la tesi degli studiosi. Di male in peggio.
A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Josef Schuster, presidente del Central Council of Jews in Germany, dichiarando che Il museo ebraico «sembra essere completamente fuori controllo» e aggiungendo che forse non è appropriato chiamare ancora "Ebraico” il museo. Anche l'ambasciatore d'Israele in Germania, Jeremy Issacharoff, si è unito alle critiche, definendo «vergognosa» la condivisione della lettera da parte del museo. A nulla è valsa una nuova lettera, firmata da 45 eminenti studiosi della Torah, che hanno difeso l’operato del direttore Schäfer. Tra i firmatari, anche Ishay Rosen Zvi, direttore del dipartimento degli studi del Talmud dell'Università di Tel Aviv, che ha dichiarato di essere «profondamente preoccupato per la crescente censura della libertà di espressione e l’attacco alle possibilità di criticare o mettere in discussione le politiche del governo».
In effetti, il Museo ebraico di Berlino si era messo in una posizione scomoda già a dicembre 2017, con la mostra "Welcome to Jerusalem”, in cui si evidenziavano le tensioni politiche e religiose di Gerusalemme, prendendo in considerazione i punti di vista di artisti sia israeliani che palestinesi. Solo che questa che sembrerebbe essere una legittima difesa del pluralismo è stata tacciata come una attività anti-israeliana. Nel dicembre del 2018, TAZ riportò la notizia di una lettera indirizzata all’Ufficio del Cancelliere, Angela Merkel, nella quale il governo israeliano chiedeva il taglio dei fondi pubblici destinati al museo, oltre che ad altre 11 ONG e organizzazioni culturali. La notizia non è stata però confermata dall’Ufficio del Primo Ministro. 
Schäfer, noto studioso ebraico, dirigeva il Museo ebraico dal 2014 e, nella sua lettera di dimissioni, ha detto che la decisione di lasciare il suo incarico è stata immediata, «per prevenire ulteriori danni al museo». Il Ministro della cultura, Monika Grütters, che presiede anche il consiglio del Museo ebraico, ha dichiarato di aver accettato le dimissioni di Schäfer e ha aggiunto che il vice direttore del museo, Martin Michaelis, gestirà l'istituzione fino alla nomina di un nuovo direttore.

Fonte: Spiegel 


 


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