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Il Metropolitan celebra la Giornata dei Rifugiati coprendo Chagall e Mondrian

   
   
 
Il Metropolitan celebra la Giornata dei Rifugiati coprendo Chagall e Mondrian
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I visitatori del Metropolitan Museum di New York potrebbero rimanere sorpresi nel vedere alcune delle opere più prestigiose della collezione coperte da un telo grigio. Non si tratta di una performance a sorpresa di qualche artista in cerca dei 15 minuti di celebrità ma di una presa di posizione inequivocabile del museo, che ha deciso di nascondere alcune sue opere per celebrare il World Refugee Day di giovedì, 20 giugno. 
Stiamo parlando dei capolavori di Marc Chagall, Max Beckmann, Max Ernst, Mark Rothko Piet Mondrian, tutti artisti che, se non avessero trovato accoglienza in Stati più sicuri, molto probabilmente non avremo mai conosciuto. 
Tra le tante storie che si potrebbero raccontare, quella di Chagall è particolarmente emblematica. Nei primi anni ’20, dopo aver partecipato attivamente alla Rivoluzione in Russia e in seguito ai dissidi con alcuni esponenti del movimento Suprematista, Chagall si trasferì prima a Berlino e poi a Parigi. Qui visse in serenità e lavorando assiduamente, per esempio alle illustrazioni delle Anime Morte, capolavoro di Nikolaj Gogol, commissionategli dall’importante mercante Ambroise Vollard. Nel 1937 diventò anche cittadino francese ma quando Parigi venne occupata dall’esercito nazista, fu costretto a fuggire in maniera rocambolesca, a causa delle sue origine ebraiche. Prima a Marsiglia, poi in Spagna, quindi in Portogallo e, finalmente, negli Stati Uniti, dove Chagall e Bella sbarcarono il 22 giugno, con 1600 chili di atelier impacchettati, mentre i tedeschi invadevano la Russia. In America perse l’amatissima compagna di vita ma trovò anche un ambiente artistico incredibilmente fertile e accogliente, insieme a tanti altri artisti in fuga dal Vecchio Continente, attraversato dalla guerra. Cosa sarebbe stata la storia dell’arte, senza questa vicenda di ospitalità? Quante occasioni per capire cosa sia la bellezza avremmo perso? 
«La nostra speranza è che i visitatori escano dalle gallerie del Met con una maggiore consapevolezza di ciò che può significare l'idea di casa per gli individui che non ne hanno più una» ha detto Sheena Wagstaff, presidente del museo di arte moderna e contemporanea. 
Altri importantissimi musei che hanno ricordato la Giornata mondiale dei rifugiati sono la Tate Gallery e il Victoria and Albert di Londra e la Phillips Collection di Washington. 
 


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