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arte contemporanea, collettiva PALAZZO SANT'ELIA ​ Via Maqueda 81 Palermo 90133

Palermo - dal 27 gennaio al 13 marzo 2018

1968/2018 Pausa sismica

1968/2018 Pausa sismica
© Melo Minnella_Gibellina 1968
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PALAZZO SANT'ELIA
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Via Maqueda 81 (90133)
+39 0916628289
fondazionesantelia@gmail.com
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Gli scatti dei fotoreporter, il primo servizio del radio giornale, i filmati degli archivi Rai. E ancora: il progetto urbanistico per Gibellina Nuova, i bozzetti dei monumenti e le opere degli artisti che, raccogliendo l’appello del sindaco Ludovico Corrao, parteciparono al tentativo di ricostruzione di quel territorio e del suo paesaggio distrutto dal sisma nel segno dell’arte e della land art
orario: da martedì a venerdì dalle 9,30 alle 18,30
sabato e domenica dalle 10 alle 13 e dalle 15,30 alle 18,30, lunedì chiuso
(possono variare, verificare sempre via telefono)
biglietti: Intero € 6,00, ridotto € 5,00
Scuole: € 3,00 a studente
vernissage: 27 gennaio 2018. su invito
genere: documentaria, fotografia, arte contemporanea, collettiva
email: info@orestiadi.it

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comunicato stampa
Il 14 e il 15 gennaio del 1968 la Valle del Belìce viene colpita da un violento terremoto che causa gravi danni alle città della zona. Gibellina, insieme a Salaparuta, Montevago e Poggioreale, è quasi del tutto rasa al suolo.

Nell’anno del cinquantenario, la mostra 1968/2018 PAUSA SISMICA Cinquant’anni dal terremoto del Belìce, vicende e visioni, ripercorre la storia di Gibellina dal terremoto alla costruzione della città nuova sino al coinvolgimento di artisti e intellettuali della scena nazionale ed internazionale, per iniziativa del suo sindaco, Ludovico Corrao.

A raccontare la vicenda sono le opere degli artisti, radicate nell’identità di Gibellina Nuova, le fotografie, i video, i materiali documentari raccolti durante un lungo lavoro di ricerca tra diverse istituzioni che qui compongono la trama di una memoria viva: cinquant’anni densi di avvenimenti, per una storia che attraversa i cambiamenti sociali che proprio dalla Valle del Belìce in quel periodo stavano nascendo dal basso, diventandone parte integrante.

La mostra dipana diversi temi, che nel loro intrecciarsi, restituiscono la complessità dell’accaduto: dai primi documenti fotografici e video provenienti dagli archivi della RAI e del CRESM di Gibellina (Centro di ricerca e sviluppo per il Meridione), si ripercorrono poi i 13 lunghi anni di permanenza delle popolazioni nelle baraccopoli prima del trasferimento nella città nuova. Alla ricostruzione e a Gibellina Nuova è dedicata un’intera sezione che esplora l’urbanistica, le architetture, le sculture attraverso i modelli delle opere.

Contemporaneamente alla città di Gibellina, si ricostruiva la sua comunità, per la quale un ruolo fondamentale ha svolto il teatro, come momento di rifondazione di valori, ma anche come strumento pratico di aggregazione dei saperi degli artigiani finalizzato alla produzione di scenografie, costumi e opere d’arte. Dal costante dialogo tra gli artigiani e i numerosi artisti italiani e stranieri che a Gibellina hanno trascorso lunghi periodi di creazione nascono i “prisenti” portati in processione durante la festa di San Rocco e ricamati dalle donne di Gibellina oltre alle sculture, le spettacolari scenografie di Arnaldo Pomodoro, Mimmo Paladino, Pietro Consagra, agli atelier di tanti artisti tra i quali, Schifano, Rotella, Scialoja, Angeli.

A fare da contraltare alla vita della città nuova è la realizzazione del Cretto di Alberto Burri, un progetto unico al mondo, ancora oggi depositario di un valore artistico, etico, comunitario che si rinnova ogni giorno.

A cinquant’anni di distanza, questa mostra ripercorre il processo innestato dal terremoto provando a riflettere su ciò che l’esperienza di Gibellina, iniziata come un’utopia, ha lasciato in dono a noi tutti.

La parte conclusiva della mostra fa riferimento alle visioni degli ultimi decenni a ricostruzione completata. Dalla nascita del Museo delle Trame Mediterranee fino agli ultimi progetti di respiro internazionale: la mostra “Islam in Sicilia” e “Gibellina Photoroad, festival internazionale di fotografia open air”. Al processo di ricostruzione negli ultimi anni, si aggiungono l’apertura al culto della chiesa di Ludovico Quaroni e Luisa Anversa e il completamento del Cretto di Alberto Burri.

La mostra è curata dalla Fondazione Orestiadi, co-prodotta con la Fondazione Sant’Elia e realizzata in collaborazione con il Comune di Gibellina, il Cresm di Gibellina, Rai sede Sicilia, il Comune di Santa Margherita di Belìce e il Museo della Memoria di Santa Margherita di Belìce.
 
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