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Addio a Nanni Balestrini, sperimentatore radicale del linguaggio, voce della libera cultura

   
   
 
Addio a Nanni Balestrini, sperimentatore radicale del linguaggio, voce della libera cultura
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È scomparso oggi, 20 maggio, a 83 anni, Nanni Balestrini, poeta, scrittore di narrativa e di teatro, saggista, voce autorevole della più raffinata cultura italiana e protagonista delle avanguardie letterarie del Novecento. A darne notizia, Derive e Approdi, casa editrice che, negli anni 2000, aveva curato la ristampa delle sue raccolte di poesia e dei suoi romanzi più letti e apprezzati, come I furiosi e La violenza illustrata. «È con tristezza e dolore che informiamo della scomparsa di Nanni Balestrini. Una scomparsa, non solo per noi, incolmabile», si legge nel post pubblicato su Facebook, immediatamente condiviso e commentato da centinaia di utenti. 
Balestrini nacque a Milano, il 2 luglio 1935, e visse tra Roma e Parigi. Nel 1961, con Elio Pagliarani, Alfredo Giuliani, Edoardo Sanguineti e Antonio Porta, fece parte dell’antologia de I Novissimi, considerata il primo nucleo del Gruppo 63, movimento letterario di rottura, caratterizzato da una forte vena sperimentale, ispirato alle idee del marxismo e alla teoria dello strutturalismo. Partecipò alla nascita di importanti riviste letterarie, come Il Verri, diretta da Luciano Anceschi, Quindici e Alfabeta. Balestrini fu protagonista della vasta corrente della neoavanguardia, insieme ad autori come Giorgio Manganelli, Luigi Malerba, Franco Lucentini e Umberto Eco, con cui avrebbe animato anche la rivista Alfabeta2. 
Narratore appassionato e radicale, le sue storie hanno splendidamente raccontato gli ambiti della società considerati borderline, come il mondo delle tifoserie organizzate, ne I Furiosi, pubblicato nel 1994 per Bompiani. Autore prolifico e sfaccettato, la sua produzione affrontò i temi della politica e della cronaca, a partire dall’attivismo e dal terrorismo degli anni ’60 e ’70. Nel 1971 sottoscrisse la lettera aperta a L'Espresso contro il commissario Luigi Calabresi, coinvolto nel torbido caso della tragica morte dell'anarchico Giuseppe Pinelli. A seguito dell'ondata di arresti aavvenuta a partire dal 7 aprile del 1979, verso coloro i quali erano ritenuti a capo delle organizzazioni sovversive, si rifugiò in Francia per evitare il carcere. 
La sua idea di poesia totale lo avvicinò anche al campo dell’arte visiva, insieme a Renato Barilli, Achille Bonito Oliva e Lamberto Pignotti. Partecipò a numerose mostre in Italia e all’estero, nel 1993 fu alla Biennale di Venezia, in seguito a Palazzo Grassi e ancora al Centro per l'arte contemporanea Luigi Pecci di Prato. Sue personali sono state presentate dalla Galleria Mazzoli di Modena, dal MACRO-Museo d’arte contemporanea di Roma, dalla Fondazione Morra di Napoli, dalla Fondazione Mudimae e dalla Fondazione Marconi di Milano, dal Museion di Bolzano, dal Museo Novecento di Firenze. Nel 2018, aveva partecipato a una collettiva al MAAM-Museo delle Arti Applicate del Mobile, in occasione di ArtVerona
 


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